Crypto, DeFi e reati informatici
Reati commessi con l'IA: la nuova aggravante del 2025
In questa guida
- Cos'è la nuova aggravante per i reati commessi con l'intelligenza artificiale?
- Quando si applica l'aggravante e di quanto aumenta la pena?
- Usare un deepfake per truffare comporta una pena più alta?
- Diffondere immagini false create con l'IA è reato?
- Chi usa strumenti di IA per scrivere email di phishing rischia di più?
- Clonare la voce di una persona per una truffa telefonica che reato è?
- L'aggravante si applica ai reati commessi prima della nuova legge?
- Come si dimostra in un processo che un contenuto è stato generato con l'IA?
- Domande frequenti
- Fonti
Dal 10 ottobre 2025 l'art. 61, n. 11-decies, c.p., introdotto dalla L. 132/2025, aggrava qualsiasi reato commesso mediante sistemi di intelligenza artificiale quando questi hanno costituito mezzo insidioso, hanno ostacolato la difesa o hanno aggravato le conseguenze del reato. È un'aggravante comune: la pena aumenta fino a un terzo (art. 64 c.p.). La stessa legge ha creato il reato di deepfake (art. 612-quater c.p., da 1 a 5 anni).
In sintesi
- La L. 23 settembre 2025, n. 132, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 223 del 25 settembre 2025, è in vigore dal 10 ottobre 2025.
- L'aggravante non scatta per il solo uso dell'IA: servono mezzo insidioso, ostacolo alla difesa o conseguenze più gravi.
- Come ogni aggravante comune, comporta un aumento della pena fino a un terzo e può essere bilanciata con le attenuanti.
- Il nuovo art. 612-quater c.p. punisce con la reclusione da 1 a 5 anni la diffusione di immagini, video o voci falsificati con l'IA che cagiona un danno ingiusto.
- Aggravanti specifiche per l'IA riguardano anche gli attentati ai diritti politici (art. 294 c.p., da 2 a 6 anni), l'aggiotaggio (art. 2637 c.c.) e la manipolazione del mercato (art. 185 TUF), entrambi da 2 a 7 anni.
- L'aggravante non si applica ai fatti commessi prima del 10 ottobre 2025 (art. 2 c.p.).
Cos'è la nuova aggravante per i reati commessi con l'intelligenza artificiale?
L'art. 26 della L. 132/2025 ha aggiunto all'art. 61 c.p., che elenca le circostanze aggravanti comuni, un nuovo numero 11-decies. «Comune» significa che l'aggravante può accompagnare qualsiasi reato, dalla truffa alla diffamazione, dall'estorsione agli atti persecutori, purché il fatto sia commesso mediante un sistema di intelligenza artificiale e ricorra almeno una delle tre condizioni previste.
Il numero scelto dal legislatore ha creato un problema di coordinamento: l'art. 61 contiene già un n. 11-decies, introdotto dal D.L. 48/2025 (reati commessi nelle stazioni ferroviarie e metropolitane). La difesa deve verificare quale delle due sia contestata.
La norma — art. 61, primo comma, n. 11-decies, c.p., come introdotto dall'art. 26 della L. 132/2025 (Gazzetta Ufficiale)
«l'avere commesso il fatto mediante l'impiego di sistemi di intelligenza artificiale, quando gli stessi, per la loro natura o per le modalità di utilizzo, abbiano costituito mezzo insidioso, ovvero quando il loro impiego abbia comunque ostacolato la pubblica o la privata difesa, ovvero aggravato le conseguenze del reato»
Quando si applica l'aggravante e di quanto aumenta la pena?
La norma individua tre ipotesi alternative, e ognuna va provata dall'accusa:
- mezzo insidioso: l'IA rende l'inganno o l'aggressione più difficile da riconoscere, come una voce clonata o un volto sintetico indistinguibili dall'originale;
- ostacolo alla pubblica o privata difesa: l'IA riduce la possibilità della vittima di difendersi o delle autorità di intervenire, per esempio automatizzando migliaia di contatti o eludendo i sistemi di controllo;
- aggravamento delle conseguenze: l'IA amplifica il danno, per esempio moltiplicando la diffusione di un contenuto lesivo.
Poiché la legge non indica la misura dell'aumento, si applica l'art. 64 c.p.: la pena che dovrebbe essere inflitta è aumentata fino a un terzo. Trattandosi di aggravante comune, il giudice la bilancia con le eventuali attenuanti (art. 69 c.p.): se le attenuanti sono ritenute equivalenti o prevalenti, l'aumento non si applica.
| Norma | Contenuto | Pena |
|---|---|---|
| Art. 61, n. 11-decies, c.p. | Aggravante comune per i reati commessi mediante IA | Aumento fino a un terzo (art. 64 c.p.) |
| Art. 612-quater c.p. | Illecita diffusione di contenuti generati o alterati con IA che cagiona danno ingiusto | Reclusione da 1 a 5 anni |
| Art. 294 c.p., ultimo comma | Attentato ai diritti politici con inganno realizzato mediante IA | Reclusione da 2 a 6 anni |
| Art. 2637 c.c. | Aggiotaggio commesso mediante IA | Reclusione da 2 a 7 anni |
| Art. 185 TUF | Manipolazione del mercato commessa mediante IA | Reclusione da 2 a 7 anni e multa da 25.000 euro a 6 milioni |
| Art. 171, comma 1, lett. a-ter), L. 633/1941 | Estrazione di testi o dati da opere in rete in violazione degli artt. 70-ter e 70-quater, anche tramite IA | Pene dell'art. 171 L. 633/1941 |
Usare un deepfake per truffare comporta una pena più alta?
Può comportarla. La truffa semplice (art. 640 c.p.) è punita con la reclusione da 6 mesi a 3 anni e la multa da 51 a 1.032 euro. Se il raggiro si regge su un video o una voce generati con l'IA che la vittima non poteva riconoscere come falsi, l'accusa contesterà il mezzo insidioso dell'art. 61, n. 11-decies: la pena in concreto può salire fino a un terzo. Il caso tipico, la telefonata con la voce di un familiare o di un dirigente, è trattato nella pagina sulla truffa con voce clonata dall'IA.
Un profilo pratico riguarda la procedibilità: la truffa resta procedibile a querela salvo che ricorra una delle circostanze del secondo comma dell'art. 640 (esclusa quella del n. 2-ter). L'aggravante dell'IA, che sta nell'art. 61, da sola non rende la truffa procedibile d'ufficio. Se il raggiro colpisce una persona anziana approfittando della sua condizione, può concorrere la minorata difesa (art. 640, comma 2, n. 2-bis), che invece comporta la procedibilità d'ufficio e la reclusione da 1 a 5 anni.
Diffondere immagini false create con l'IA è reato?
Sì, alle condizioni dell'art. 612-quater c.p.: chi cagiona un danno ingiusto a una persona cedendo, pubblicando o diffondendo senza il suo consenso immagini, video o voci falsificati o alterati con l'IA e idonei a ingannare sulla loro genuinità è punito con la reclusione da 1 a 5 anni. Il reato è procedibile a querela, ma d'ufficio se connesso con un altro delitto procedibile d'ufficio o se commesso contro una persona incapace per età o infermità o contro una pubblica autorità a causa delle funzioni.
Se il contenuto è sessualmente esplicito o se viene usato per ottenere denaro, possono concorrere altri reati, come l'estorsione descritta nella pagina sulla sextortion. Se il falso lede la reputazione, può concorrere la diffamazione aggravata (art. 595, comma 3, c.p., reclusione da 6 mesi a 3 anni o multa non inferiore a 516 euro), anche quando la diffusione avviene in chat, come illustrato nella pagina sulla diffamazione nei gruppi WhatsApp. Per le immagini che riguardano minori valgono norme specifiche e pene più alte, trattate nella pagina sulle immagini di minori generate con l'IA.
Chi usa strumenti di IA per scrivere email di phishing rischia di più?
Il phishing è normalmente contestato come frode informatica (art. 640-ter c.p.), truffa o sostituzione di persona, secondo le modalità. L'uso di un assistente di scrittura per redigere un'email più credibile non comporta, da solo, l'aggravante: l'accusa deve dimostrare che il sistema ha reso il mezzo insidioso, ha ostacolato la difesa o ha aggravato le conseguenze.
La frode informatica ha già forme aggravate proprie: da 1 a 5 anni se il fatto produce un trasferimento di denaro o di valuta virtuale, da 2 a 6 anni se commesso con furto o indebito utilizzo dell'identità digitale. I dettagli sono nella pagina sulla frode informatica dell'art. 640-ter.
Clonare la voce di una persona per una truffa telefonica che reato è?
Di regola truffa (art. 640 c.p.) aggravata dall'art. 61, n. 11-decies, eventualmente in concorso con la sostituzione di persona (art. 494 c.p., reclusione fino a 1 anno, se il fatto non costituisce un altro delitto contro la fede pubblica). Se la registrazione falsificata viene anche diffusa e danneggia la persona imitata, può concorrere l'art. 612-quater c.p. Chi presta il proprio conto per ricevere i bonifici rischia l'accusa di riciclaggio o di concorso nella truffa.
L'aggravante si applica ai reati commessi prima della nuova legge?
No. L'art. 2, primo comma, c.p. vieta di punire un fatto che al momento della commissione non era reato, e lo stesso principio vale per le circostanze aggravanti introdotte dopo il fatto (art. 25, secondo comma, Cost.). L'aggravante dell'art. 61, n. 11-decies, e il reato dell'art. 612-quater si applicano ai fatti commessi dal 10 ottobre 2025. Per i reati permanenti o abituali, come gli atti persecutori, conta la parte della condotta successiva a quella data.
Il quadro continua a evolvere. Il D.Lgs. 9 settembre 2026, n. 160, attuativo della delega contenuta nella L. 132/2025 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 214 del 15 settembre 2026, entra in vigore il 30 settembre 2026: introduce l'art. 437-bis c.p. (omessa adozione di misure di sicurezza nei sistemi di IA ad alto rischio, reclusione da 1 a 5 anni) e l'art. 25-vicies del D.Lgs. 231/2001, che estende la responsabilità degli enti anche all'art. 612-quater c.p. (sanzione da 200 a 700 quote). Anche queste norme valgono solo per i fatti successivi.
| Norma | Fonte | Si applica ai fatti commessi dal |
|---|---|---|
| Art. 61, n. 11-decies, e art. 612-quater c.p. | L. 132/2025, art. 26 | 10 ottobre 2025 |
| Aggravanti IA negli artt. 294 c.p., 2637 c.c., 185 TUF | L. 132/2025, art. 26 | 10 ottobre 2025 |
| Art. 437-bis c.p. e art. 25-vicies D.Lgs. 231/2001 | D.Lgs. 160/2026 | 30 settembre 2026 |
| Obblighi di trasparenza sui deepfake per chi li utilizza | Regolamento (UE) 2024/1689, art. 50 | 2 agosto 2026 (obbligo amministrativo, non penale) |
Come si dimostra in un processo che un contenuto è stato generato con l'IA?
La prova è tecnica e va costruita presto. Il file originale, con i metadati, vale più di qualsiasi copia inoltrata in chat, che perde informazioni a ogni passaggio. Le attività principali sono:
- acquisizione forense del file e della pagina o dell'account da cui proviene, con calcolo dell'hash;
- consulenza tecnica sui segni di generazione o manipolazione e sulle eventuali marcature previste dall'art. 50 del Regolamento (UE) 2024/1689;
- richiesta di dati alle piattaforme che hanno ospitato o generato il contenuto, anche all'estero;
- confronto con campioni autentici della voce o dell'immagine della persona rappresentata.
Se il pubblico ministero dispone accertamenti su supporti il cui stato può modificarsi, l'art. 360 c.p.p. impone di avvisare indagato, persona offesa e difensori, che possono nominare consulenti e assistere. È la sede in cui la difesa può contestare il metodo prima che l'accertamento diventi irripetibile. Il quadro degli altri reati tecnologici è nell'hub crypto, DeFi e reati informatici.
Esempio (caso ricostruito a fini illustrativi)
Dopo una lite, un uomo diffonde in un gruppo di conoscenti un video in cui il volto di un ex socio è sovrapposto a una scena compromettente. Il video è stato realizzato con un'app di generazione. La persona offesa presenta querela; la procura contesta l'art. 612-quater c.p. e la diffamazione aggravata.
La difesa verifica la data dei fatti rispetto al 10 ottobre 2025, l'effettiva idoneità del video a ingannare (un contenuto palesemente artefatto può non integrare il reato) e la prova del danno ingiusto richiesto dalla norma. Esito possibile: esclusione dell'art. 612-quater se il video era riconoscibile come montaggio, con prosecuzione per la sola diffamazione.
Errori da evitare
- Per la vittima: conservare solo screenshot o copie inoltrate del contenuto falso, perdendo metadati utili a dimostrare la generazione con IA.
- Per la vittima: lasciar scadere il termine di 3 mesi per la querela (art. 124 c.p.) quando il reato non è procedibile d'ufficio.
- Per l'indagato: non verificare quale n. 11-decies sia contestato, dato che nell'art. 61 ne esistono due con contenuti diversi.
- Per l'indagato: accettare l'aggravante come automatica; l'accusa deve provare il mezzo insidioso, l'ostacolo alla difesa o l'aggravamento delle conseguenze.
- Per entrambi: non partecipare agli accertamenti tecnici irripetibili dell'art. 360 c.p.p., perdendo la possibilità di contestarne il metodo.
Domande frequenti
Cos'è la nuova aggravante per i reati commessi con l'intelligenza artificiale introdotta nel 2025?
È l'art. 61, n. 11-decies, c.p., introdotto dalla L. 132/2025 e in vigore dal 10 ottobre 2025. Aggrava qualsiasi reato commesso mediante sistemi di IA quando questi costituiscono mezzo insidioso, ostacolano la pubblica o privata difesa o aggravano le conseguenze. La pena aumenta fino a un terzo (art. 64 c.p.).
Usare un deepfake per truffare qualcuno comporta una pena più alta?
Sì, se il deepfake ha reso il raggiro insidioso. Alla truffa (art. 640 c.p., da 6 mesi a 3 anni) si aggiunge l'aggravante dell'art. 61, n. 11-decies, c.p., con aumento fino a un terzo. L'aggravante da sola non rende la truffa procedibile d'ufficio; lo fa invece la minorata difesa della vittima (art. 640, comma 2, n. 2-bis).
Diffondere immagini false create con l'IA è reato?
Sì, se cagiona un danno ingiusto. L'art. 612-quater c.p., introdotto dalla L. 132/2025, punisce con la reclusione da 1 a 5 anni chi cede, pubblica o diffonde senza consenso immagini, video o voci falsificati con l'IA e idonei a ingannare. Si procede a querela, d'ufficio in alcuni casi, per esempio se la vittima è incapace.
Chi usa ChatGPT o altri strumenti di IA per scrivere email di phishing rischia di più?
Non automaticamente. L'aggravante dell'art. 61, n. 11-decies, c.p. richiede che l'IA abbia reso il mezzo insidioso, ostacolato la difesa o aggravato le conseguenze. L'uso per rendere più credibile un testo va valutato caso per caso. Il phishing resta di regola frode informatica (art. 640-ter c.p.), già aggravata se produce trasferimenti di denaro.
Clonare la voce di una persona con l'IA per una truffa telefonica che reato è?
Di regola è truffa (art. 640 c.p.) aggravata dall'uso dell'IA come mezzo insidioso (art. 61, n. 11-decies, c.p.), talvolta in concorso con la sostituzione di persona (art. 494 c.p.). Se la voce falsificata viene diffusa e danneggia la persona imitata, può concorrere l'art. 612-quater c.p., punito con la reclusione da 1 a 5 anni.
Cosa fare se qualcuno pubblica un deepfake che mi riguarda?
Conviene conservare il file originale e il link, con acquisizione forense se possibile, chiedere la rimozione alla piattaforma e presentare querela entro 3 mesi dalla conoscenza del fatto (art. 124 c.p.). L'art. 612-quater c.p. punisce la diffusione non consentita di contenuti falsificati con IA che cagiona danno ingiusto con la reclusione da 1 a 5 anni.
L'aggravante dell'intelligenza artificiale si applica anche ai reati commessi prima della nuova legge?
No. Per l'art. 2 c.p. e l'art. 25 della Costituzione una norma penale sfavorevole non può applicarsi a fatti precedenti. L'aggravante dell'art. 61, n. 11-decies, c.p. vale per i fatti commessi dal 10 ottobre 2025, data di entrata in vigore della L. 132/2025. Per i reati permanenti conta la condotta successiva.
Come si dimostra in un processo che un contenuto è stato generato con l'intelligenza artificiale?
Con una prova tecnica: acquisizione forense del file originale e dei metadati, consulenza tecnica sui segni di generazione, dati richiesti alle piattaforme e confronto con campioni autentici. Se il pubblico ministero dispone accertamenti irripetibili, l'art. 360 c.p.p. consente a indagato e persona offesa di nominare consulenti e assistere.
Fonti
- Legge 23 settembre 2025, n. 132, art. 26 (testo GU n. 223 del 25.9.2025, copia su Processo penale e giustizia)
- La legge n. 132/2025 sull'Intelligenza Artificiale: le novità penali (Diritto.it)
- B. Fragasso, Profili penalistici della legge sull'intelligenza artificiale (Sistema Penale)
- D.Lgs. 9 settembre 2026, n. 160 (GU n. 214 del 15.9.2026, copia su Dottrina Lavoro)
- Codice penale, art. 64 – Aumento di pena per una sola circostanza aggravante (Brocardi)
- Codice penale, art. 61 – Circostanze aggravanti comuni (Brocardi)
- Codice penale, art. 2 – Successione di leggi penali (Brocardi)
- Codice penale, art. 640 – Truffa (Brocardi)
- Codice penale, art. 640-ter – Frode informatica (Brocardi)
- Codice di procedura penale, art. 360 – Accertamenti tecnici non ripetibili (Brocardi)
- Morgan Lewis, EU AI Act's Transparency Rules: What Went Into Effect on 2 August (2026)
Approfondimenti
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