Crypto, DeFi e reati informatici
Cryptojacking: minare con computer altrui è reato?
In questa guida
- Cos'è il cryptojacking e che reato è in Italia?
- Installare un miner sui computer dell'ufficio senza permesso è reato?
- Cosa rischia il dipendente IT che usa i server aziendali per minare?
- Che differenza c'è tra cryptojacking e accesso abusivo?
- Il cryptojacking può essere punito come furto di energia elettrica?
- Cosa fare se il proprio sito web è stato infettato da uno script di mining?
- Come si denuncia un caso di cryptojacking alla Polizia Postale?
- Domande frequenti
- Fonti
Sì. In Italia non esiste un reato chiamato «cryptojacking», ma usare computer o server altrui per minare criptovalute senza consenso integra, secondo le modalità, l'accesso abusivo a un sistema informatico (art. 615-ter c.p., reclusione fino a 3 anni, da 2 a 10 anni se commesso dall'operatore del sistema), il danneggiamento di sistemi (art. 635-quater c.p., da 2 a 6 anni) e l'installazione di programmi dannosi (art. 635-quater.1 c.p.).
In sintesi
- Il cryptojacking è l'uso non autorizzato della capacità di calcolo di dispositivi altrui per produrre criptovalute.
- L'intrusione nel sistema è punita dall'art. 615-ter c.p. con la reclusione fino a 3 anni, a querela; da 2 a 10 anni, d'ufficio, se il fatto è commesso con abuso della qualità di operatore del sistema.
- Se il mining rallenta gravemente o blocca i sistemi, l'art. 635-quater c.p. prevede la reclusione da 2 a 6 anni.
- Installare o diffondere programmi per alterare il funzionamento di sistemi altrui è punito dall'art. 635-quater.1 c.p. con la reclusione fino a 2 anni e la multa fino a 10.329 euro.
- L'energia elettrica è «cosa mobile» per la legge penale (art. 624, comma 2, c.p.): il furto è punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni.
- La querela per l'accesso abusivo semplice va presentata entro 3 mesi dalla scoperta (art. 124 c.p.).
Cos'è il cryptojacking e che reato è in Italia?
Il mining è il processo con cui alcune blockchain, attraverso calcoli intensivi, validano le transazioni e remunerano chi mette a disposizione potenza di calcolo. Il cryptojacking consiste nel far svolgere quei calcoli a dispositivi di altri, senza il loro consenso: server aziendali, computer di un ufficio, istanze cloud violate, oppure i browser dei visitatori di un sito web. Il profitto va a chi ha installato il programma; costi di energia, usura e rallentamenti restano a carico del titolare dei dispositivi.
Il codice penale non contiene una norma dedicata. La qualificazione si costruisce con i reati informatici e patrimoniali esistenti, molti dei quali sono stati riscritti dalla L. 28 giugno 2024, n. 90, che ha aumentato le pene e introdotto l'art. 635-quater.1 c.p. La contestazione concreta dipende da tre domande: come è stato ottenuto l'accesso al sistema, quali effetti ha prodotto il mining e chi ne ha tratto vantaggio.
| Condotta | Norma | Pena | Procedibilità |
|---|---|---|---|
| Introdursi o mantenersi senza diritto in un sistema protetto per installare il miner | Art. 615-ter, comma 1, c.p. | Reclusione fino a 3 anni | A querela |
| Stessa condotta con abuso della qualità di operatore del sistema, o con interruzione del funzionamento o danni ai dati | Art. 615-ter, comma 2, c.p. | Reclusione da 2 a 10 anni | D'ufficio |
| Accesso a sistemi di interesse pubblico, sanitari, di ordine pubblico | Art. 615-ter, comma 3, c.p. | Reclusione da 3 a 10 anni (da 4 a 12 con le aggravanti del comma 2) | D'ufficio |
| Rendere in tutto o in parte inservibili i sistemi o ostacolarne gravemente il funzionamento | Art. 635-quater c.p. | Reclusione da 2 a 6 anni | Vedi testo vigente |
| Procurarsi, diffondere o installare programmi per alterare il funzionamento di sistemi altrui | Art. 635-quater.1 c.p. | Reclusione fino a 2 anni e multa fino a 10.329 euro | Vedi testo vigente |
| Impossessarsi dell'energia elettrica consumata dai dispositivi | Art. 624 c.p. | Reclusione da 6 mesi a 3 anni e multa da 154 a 516 euro | A querela, salvo eccezioni |
La norma — art. 615-ter, primo comma, c.p. (testo vigente dopo la L. 90/2024, Brocardi)
«Chiunque abusivamente si introduce in un sistema informatico o telematico protetto da misure di sicurezza ovvero vi si mantiene contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo, è punito con la reclusione fino a tre anni.»
Il quarto comma prevede la procedibilità a querela per il solo primo comma; negli altri casi si procede d'ufficio.
Installare un miner sui computer dell'ufficio senza permesso è reato?
Sì, anche quando chi lo installa ha legittimamente accesso ai computer. L'art. 615-ter punisce non solo chi entra senza credenziali, ma anche chi «vi si mantiene contro la volontà espressa o tacita» del titolare: usare le proprie credenziali per scopi estranei a quelli per cui l'accesso è stato concesso è la condotta tipica dell'accesso abusivo da parte di un soggetto autorizzato. Il regolamento informatico aziendale e le policy sull'uso delle risorse sono la prova principale di quale fosse la volontà del datore di lavoro.
Oltre al profilo penale, l'uso dei computer dell'ufficio per minare è di regola un grave illecito disciplinare, con possibili conseguenze sul rapporto di lavoro e richieste di risarcimento per i costi energetici e l'usura dell'hardware.
Cosa rischia il dipendente IT che usa i server aziendali per minare?
Per l'amministratore di sistema o il tecnico IT la posizione è più grave. L'art. 615-ter, comma 2, n. 1, c.p. prevede la reclusione da 2 a 10 anni quando il fatto è commesso «con abuso della qualità di operatore del sistema», e in quel caso si procede d'ufficio: l'azienda non può fermare il procedimento rinunciando alla querela. Se il mining ostacola gravemente il funzionamento dei sistemi, si aggiunge il danneggiamento dell'art. 635-quater c.p. (da 2 a 6 anni), che al comma 2 prevede da 3 a 8 anni nelle ipotesi aggravate indicate dalla norma.
Può venire in rilievo anche la frode informatica dell'art. 640-ter c.p., quando il miner altera il funzionamento del sistema per procurare un ingiusto profitto con danno dell'azienda; il secondo comma prevede da 1 a 5 anni se il fatto è commesso con abuso della qualità di operatore del sistema. I profili della norma sono illustrati nella pagina sulla frode informatica dell'art. 640-ter.
Sul versante dell'impresa, i delitti degli artt. 615-ter, 635-bis e 635-quater c.p. rientrano nell'art. 24-bis del D.Lgs. 231/2001 (sanzione da 200 a 700 quote), ma la società non risponde quando il dipendente ha agito nell'interesse esclusivo proprio, come accade di regola nel mining a beneficio personale.
Che differenza c'è tra cryptojacking e accesso abusivo?
L'accesso abusivo è spesso il primo passo del cryptojacking, ma i due fenomeni non coincidono. L'art. 615-ter tutela il «domicilio informatico» e si consuma con l'intrusione o la permanenza non consentita, a prescindere da ciò che si fa dopo. Il cryptojacking aggiunge lo sfruttamento continuativo delle risorse, che può produrre danni al funzionamento del sistema, consumi di energia e profitto per l'autore.
Ci sono poi forme di cryptojacking in cui l'accesso abusivo è discutibile. È il caso dello script inserito in una pagina web ed eseguito nel browser dei visitatori: il visitatore ha scelto di aprire la pagina e il codice non supera misure di sicurezza. Qui la contestazione si sposta più facilmente sull'art. 635-quater.1 (programmi diretti ad alterare il funzionamento di sistemi altrui) o sulla frode informatica, e la difesa discute proprio la tipicità della condotta. Lo stesso tema si pone per chi testa sistemi altrui senza mandato, come descritto nella pagina su hacking etico e bug bounty.
Il cryptojacking può essere punito come furto di energia elettrica?
L'art. 624, comma 2, c.p. stabilisce che agli effetti della legge penale «si considera cosa mobile anche l'energia elettrica e ogni altra energia che abbia un valore economico». Chi fa lavorare dispositivi altrui per il proprio mining fa consumare energia che non paga. La contestazione del furto è quindi prospettabile, soprattutto quando i consumi sono ingenti e documentabili, come nel caso di server o farm aziendali.
La difesa può obiettare che l'energia non è «sottratta» al detentore nel senso tradizionale, ma consumata dal suo stesso impianto per un'attività abusiva, e che il fatto è già descritto dalle norme sui reati informatici. È una questione aperta, da valutare sui fatti concreti, anche perché il furto semplice è procedibile a querela (art. 624, comma 3, c.p.).
Cosa fare se il proprio sito web è stato infettato da uno script di mining?
Il titolare del sito infettato è persona offesa, non autore del reato, ma deve agire in fretta per non esporre i visitatori e non disperdere le prove.
Tempi
- Subito: copia integrale dei file del sito, dei log del server e del database prima di ripulire, con data e ora; conviene farla eseguire da un tecnico che ne documenti l'integrità.
- Entro pochi giorni: rimozione dello script, cambio di tutte le credenziali, aggiornamento di CMS e plugin.
- Con il responsabile della protezione dei dati: valutazione degli eventuali obblighi di notifica previsti dalla normativa privacy, se l'attacco ha interessato dati personali.
- Entro 3 mesi dalla scoperta: querela per accesso abusivo (art. 124 c.p.); i fatti aggravati sono procedibili d'ufficio, ma la denuncia resta utile per avviare le indagini.
Chi gestisce un sito che ha inserito deliberatamente il mining nel browser dei visitatori, senza informarli e senza consenso, è invece esposto alle contestazioni già viste: art. 635-quater.1 c.p. e, secondo i casi, art. 640-ter c.p. La difesa verte sull'informativa resa agli utenti, sul consenso raccolto e sull'impatto effettivo sui dispositivi.
Come si denuncia un caso di cryptojacking alla Polizia Postale?
La denuncia o la querela si presenta a un ufficio della Polizia Postale e delle Comunicazioni, a qualsiasi ufficio di polizia o alla procura della Repubblica. Il portale del Commissariato di P.S. online consente segnalazioni, ma la querela, quando necessaria, va formalizzata con sottoscrizione nei modi previsti dal codice di procedura penale. Conviene allegare:
- la relazione tecnica sul programma rinvenuto, con hash dei file e indirizzi dei pool di mining o dei wallet di destinazione;
- i log di accesso e i grafici di utilizzo di CPU, GPU ed energia nel periodo interessato;
- i costi sostenuti (bollette, fatture cloud, interventi tecnici), utili anche per la costituzione di parte civile;
- le policy aziendali che vietavano l'uso delle risorse per scopi personali, se l'autore è interno.
Gli indirizzi dei wallet sono spesso l'elemento che permette di risalire all'autore. Per un quadro degli altri reati informatici collegati si vedano l'hub crypto, DeFi e reati informatici, la pagina sull'attacco DDoS e le FAQ sui reati informatici.
Esempio (caso ricostruito a fini illustrativi)
Un sistemista di una società di servizi installa un miner su alcune macchine virtuali inutilizzate del cluster aziendale, convinto che l'uso di risorse «in eccesso» non danneggi nessuno. Il consumo anomalo emerge da un controllo sui costi del cloud. La procura contesta l'art. 615-ter, comma 2, n. 1, c.p., procedibile d'ufficio.
La difesa ricostruisce i log per dimostrare che il miner non ha interrotto né rallentato i servizi ai clienti, escludendo così il danneggiamento dell'art. 635-quater, e documenta il valore effettivo dell'energia consumata. Esito possibile: contestazione limitata all'accesso abusivo aggravato, con risarcimento integrale del danno valutabile ai fini delle attenuanti e della pena.
Errori da evitare
- Per l'azienda vittima: ripulire subito i sistemi senza copia forense, perdendo gli indirizzi dei wallet e i log che identificano l'autore.
- Per l'azienda vittima: lasciar decorrere i 3 mesi per la querela quando il fatto rientra nell'accesso abusivo semplice.
- Per l'indagato: sostenere che le risorse erano «inutilizzate»; l'art. 615-ter non richiede un danno, basta la permanenza contro la volontà del titolare.
- Per l'indagato: trasferire o convertire le criptovalute minate dopo la scoperta; il profitto è tracciabile e aggredibile con il sequestro.
- Per il gestore di un sito: inserire script di mining senza informativa chiara e consenso, confidando nel fatto che il costo per il singolo visitatore sia minimo.
Domande frequenti
Cos'è il cryptojacking e che reato è in Italia?
È l'uso non autorizzato della potenza di calcolo di dispositivi altrui per minare criptovalute. Non esiste un reato specifico: si applicano l'accesso abusivo (art. 615-ter c.p., fino a 3 anni), il danneggiamento di sistemi (art. 635-quater c.p., da 2 a 6 anni) e l'installazione di programmi dannosi (art. 635-quater.1 c.p.), secondo le modalità.
Installare un miner di criptovalute sui computer dell'ufficio senza permesso è reato?
Sì. L'art. 615-ter c.p. punisce anche chi, pur avendo credenziali, si mantiene nel sistema contro la volontà del titolare, usando le risorse per scopi estranei a quelli autorizzati. La pena è la reclusione fino a 3 anni, a querela; si aggiungono di regola conseguenze disciplinari e richieste di risarcimento per energia e usura.
Un dipendente IT che usa i server aziendali per minare bitcoin cosa rischia?
Rischia l'accesso abusivo aggravato dall'abuso della qualità di operatore del sistema: l'art. 615-ter, comma 2, c.p. prevede la reclusione da 2 a 10 anni e la procedibilità d'ufficio. Se il mining ostacola gravemente il funzionamento dei sistemi, si aggiunge il danneggiamento dell'art. 635-quater c.p., punito con la reclusione da 2 a 6 anni.
Che differenza c'è tra cryptojacking e accesso abusivo a un sistema informatico?
L'accesso abusivo (art. 615-ter c.p.) si consuma con l'intrusione o la permanenza non consentita, anche senza danni. Il cryptojacking aggiunge lo sfruttamento delle risorse per minare, che può integrare danneggiamento, frode informatica o furto di energia. Nel mining eseguito nel browser dei visitatori l'accesso abusivo è discutibile e si valuta l'art. 635-quater.1 c.p.
Cosa fare se si scopre che il proprio sito web è stato infettato da uno script di mining?
Prima di ripulire va fatta una copia integrale di file, log e database, con data e ora. Poi si rimuove lo script, si cambiano le credenziali e si aggiornano CMS e plugin. Se il fatto è accesso abusivo semplice, la querela va presentata entro 3 mesi dalla scoperta (art. 124 c.p.).
Il cryptojacking può essere punito anche come furto di energia elettrica?
È prospettabile: l'art. 624, comma 2, c.p. considera cosa mobile l'energia elettrica, e il furto è punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni e la multa da 154 a 516 euro. La difesa può sostenere che il fatto è già descritto dai reati informatici; il furto semplice è procedibile a querela.
Come si denuncia un caso di cryptojacking alla Polizia Postale?
Si presenta denuncia o querela alla Polizia Postale, a un altro ufficio di polizia o alla procura. Vanno allegati relazione tecnica sul programma, hash dei file, indirizzi dei wallet e dei pool di mining, log e costi sostenuti. Per l'accesso abusivo semplice (art. 615-ter c.p.) il termine per la querela è di 3 mesi.
Chi gestisce un sito che inserisce mining nel browser dei visitatori rischia una condanna?
Sì, se il mining avviene senza informativa e consenso. Può essere contestato l'art. 635-quater.1 c.p., che punisce chi installa o diffonde programmi per alterare il funzionamento di sistemi altrui con la reclusione fino a 2 anni e la multa fino a 10.329 euro, e secondo i casi la frode informatica dell'art. 640-ter c.p.
Fonti
- Codice penale, art. 615-ter – Accesso abusivo a un sistema informatico (Brocardi, testo dopo L. 90/2024)
- Codice penale, art. 635-quater – Danneggiamento di sistemi informatici (Brocardi)
- Codice penale, art. 635-quater.1 (Brocardi, introdotto dalla L. 90/2024)
- Codice penale, art. 635-bis – Danneggiamento di dati informatici (Brocardi)
- Codice penale, art. 624 – Furto (Brocardi)
- Codice penale, art. 640-ter – Frode informatica (Brocardi)
- D.Lgs. 231/2001, art. 24-bis – Delitti informatici (Brocardi)
- D.Lgs. 231/2001, art. 5 – Responsabilità dell'ente (Brocardi)
- Codice penale, art. 124 – Termine per la querela (Brocardi)
