Crypto, DeFi e reati informatici
DAO: chi risponde penalmente dei reati dell'organizzazione
In questa guida
- Cos'è una DAO e chi ne è responsabile per la legge italiana?
- Chi vota in una DAO risponde dei reati decisi dall'organizzazione?
- Gli sviluppatori rispondono se il protocollo viene usato per riciclare?
- Una DAO può essere considerata un'associazione a delinquere?
- Chi detiene governance token rischia conseguenze penali?
- Si applica la responsabilità degli enti alle DAO?
- Cosa fare se si riceve un'informazione di garanzia come membro di una DAO?
- Domande frequenti
- Fonti
Una DAO non ha una disciplina penale propria in Italia: la responsabilità penale resta personale e si accerta caso per caso, con le regole ordinarie del concorso di persone (art. 110 c.p.). Rispondono i membri, gli sviluppatori o i promotori che hanno dato un contributo consapevole al reato; il solo possesso di governance token non basta. Se la DAO serve a commettere più delitti, l'art. 416 c.p. prevede da 1 a 7 anni secondo il ruolo.
In sintesi
- La DAO non è una figura prevista dal diritto italiano: per il diritto civile può essere letta come associazione non riconosciuta (artt. 36-38 c.c.).
- Per il diritto penale conta la condotta del singolo: ciascun concorrente soggiace alla pena del reato commesso (art. 110 c.p.), ma occorrono contributo e dolo.
- Promuovere o organizzare un'associazione di almeno 3 persone per commettere più delitti comporta da 3 a 7 anni; la sola partecipazione da 1 a 5 anni (art. 416 c.p.).
- Il riciclaggio attraverso un protocollo è punito con la reclusione da 4 a 12 anni (art. 648-bis c.p.) per chi agisce sapendo della provenienza delittuosa.
- Il D.Lgs. 231/2001 si applica anche ad «associazioni anche prive di personalità giuridica» (art. 1, comma 2), ma richiede un reato commesso nell'interesse dell'ente da apicali o sottoposti.
- Negli Stati Uniti, nel 2023, un tribunale federale ha trattato la Ooki DAO come «persona» responsabile in un procedimento civile della CFTC.
Cos'è una DAO e chi ne è responsabile per la legge italiana?
Una DAO (decentralized autonomous organization) è un'organizzazione le cui regole sono scritte in smart contract su una blockchain: i titolari di governance token votano proposte che, se approvate, vengono eseguite dal codice, per esempio lo spostamento di fondi dalla tesoreria comune o la modifica di un parametro del protocollo. Il diritto italiano non conosce la DAO come tipo giuridico e non le attribuisce personalità.
Sul piano civile, un gruppo di persone che mette in comune risorse per uno scopo condiviso può essere qualificato come associazione non riconosciuta. L'art. 38 c.c. prevede che delle obbligazioni assunte rispondano, oltre al fondo comune, anche «personalmente e solidalmente le persone che hanno agito in nome e per conto dell'associazione». È una regola civile, non penale, ma indica la logica che anche le procure seguono: cercare le persone che hanno agito.
Sul piano penale la responsabilità è personale (art. 27 Cost.). Non esiste una responsabilità penale «della DAO»: esistono le condotte di chi ha scritto il codice, di chi ha proposto e votato una delibera, di chi ha gestito le chiavi di un multisig, di chi ha promosso il token presso il pubblico.
| Ruolo | Quando può rispondere | Norme che vengono in rilievo |
|---|---|---|
| Fondatori e promotori | Se hanno ideato o gestito un'attività illecita, o ingannato gli acquirenti del token | Art. 110, 416, 640 c.p.; art. 30 D.Lgs. 129/2024 |
| Sviluppatori del codice | Se il codice è stato scritto o modificato sapendo che sarebbe servito a commettere reati | Art. 110 c.p. in concorso con il reato-fine; art. 648-bis c.p. |
| Titolari di chiavi multisig o amministratori | Se eseguono operazioni illecite o ne hanno il controllo effettivo | Art. 110 c.p.; reati patrimoniali e di riciclaggio |
| Votanti su una proposta specifica | Se il voto è un contributo consapevole a un reato determinato | Art. 110 c.p. |
| Semplici titolari di governance token | Di regola non rispondono per il solo possesso | Nessuna norma incrimina il possesso in sé |
Chi vota in una DAO risponde dei reati decisi dall'organizzazione?
Il voto può essere un contributo al reato, ma non lo è in modo automatico. L'art. 110 c.p. stabilisce che quando più persone concorrono nel medesimo reato ciascuna soggiace alla pena prevista; il concorso richiede però un contributo causale (anche solo agevolatore) e la consapevolezza di partecipare a un fatto illecito. Un voto su una proposta formulata in termini tecnici, senza elementi che ne rivelino lo scopo, difficilmente sostiene un'accusa di concorso.
Il quadro cambia quando la proposta è esplicita: trasferire la tesoreria verso indirizzi collegati a un attacco, remunerare chi ha sottratto fondi, approvare l'accesso di utenti sanzionati. In questi casi il voto di chi conosceva lo scopo è un contributo alla deliberazione che rende possibile l'esecuzione. Pesa anche il numero di token: un voto determinante per il quorum ha un rilievo causale diverso da un voto marginale.
La difesa del votante ricostruisce che cosa era scritto nella proposta, quali informazioni circolavano nel forum di governance, se il voto era delegato ad altri e se il votante aveva la possibilità concreta di comprendere le conseguenze dell'esecuzione.
Gli sviluppatori rispondono se il protocollo viene usato per riciclare?
Scrivere codice lecito che altri usano per scopi illeciti non è, di per sé, reato. Il riciclaggio dell'art. 648-bis c.p. punisce chi sostituisce o trasferisce denaro o beni di provenienza delittuosa o compie operazioni che ne ostacolano l'identificazione, con la reclusione da 4 a 12 anni e la multa da 5.000 a 25.000 euro. Serve la consapevolezza della provenienza delittuosa dei singoli beni.
Lo sviluppatore può essere chiamato in causa quando il suo ruolo va oltre la pubblicazione del codice: gestisce un front-end, incassa commissioni, riceve segnalazioni su flussi illeciti specifici e non interviene pur potendo, oppure modifica il protocollo per facilitare l'occultamento dei fondi. Il confine tra neutralità tecnica e concorso è oggi tra i temi più discussi del diritto penale delle cripto-attività; i profili dei mixer sono trattati nella pagina su mixer, privacy coin e riciclaggio.
Diverso è il caso di chi sfrutta un difetto del codice per sottrarre fondi dalla tesoreria della DAO: la questione riguarda l'autore dell'attacco, non gli sviluppatori, e se ne occupa la pagina sull'exploit di uno smart contract.
La norma — art. 416, commi 1-3, c.p. (Brocardi)
«Quando tre o più persone si associano allo scopo di commettere più delitti, coloro che promuovono o costituiscono od organizzano l'associazione sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da tre a sette anni.
Per il solo fatto di partecipare all'associazione, la pena è della reclusione da uno a cinque anni.
I capi soggiacciono alla stessa pena stabilita per i promotori.»
Una DAO può essere considerata un'associazione a delinquere?
Una DAO può essere il contenitore di un'associazione a delinquere, ma la struttura decentrata non basta a qualificarla così. L'art. 416 c.p. richiede almeno 3 persone, un vincolo associativo stabile, un programma diretto a commettere più delitti indeterminati e una struttura, anche minima, adeguata a realizzarlo. Una comunità di migliaia di titolari di token che finanzia uno scambio decentrato lecito non ha un programma criminoso, anche se singoli utenti commettono reati usando il protocollo.
L'ipotesi diventa concreta quando un nucleo ristretto usa la forma della DAO per un progetto illecito continuativo: token lanciati in serie e poi abbandonati, tesoreria usata per remunerare chi recluta investitori, votazioni di facciata con quorum controllato da pochi indirizzi. In questi casi l'accusa si concentra sul nucleo organizzativo, e il ruolo dei semplici partecipanti va provato uno per uno. Le condotte tipiche di questi schemi sono descritte nella pagina su rug pull ed exit scam.
Chi detiene governance token rischia conseguenze penali?
Il possesso di governance token, anche in quantità rilevanti, non è reato. Il rischio nasce da ciò che il titolare fa: votare consapevolmente proposte illecite, delegare il voto a soggetti di cui conosce lo scopo, ricevere distribuzioni che sa provenire da reati. In quest'ultimo caso vengono in rilievo la ricettazione o il riciclaggio, che richiedono la conoscenza della provenienza.
Un rischio indiretto riguarda il patrimonio: in un procedimento penale i token possono essere sottoposti a sequestro se considerati profitto del reato o beni pertinenti, secondo le regole descritte nella pagina su sequestro e confisca di criptovalute.
Si applica la responsabilità degli enti alle DAO?
Il D.Lgs. 231/2001 si applica agli enti forniti di personalità giuridica e «alle società e associazioni anche prive di personalità giuridica» (art. 1, comma 2). In astratto una DAO strutturata come associazione di fatto può rientrare nella definizione. In concreto l'applicazione incontra ostacoli: l'art. 5 richiede un reato commesso nell'interesse o a vantaggio dell'ente da persone con funzioni di rappresentanza, amministrazione o direzione, o da persone sottoposte alla loro vigilanza. In una DAO senza organi identificabili individuare apicali e sottoposti è difficile, così come notificare gli atti e applicare sanzioni.
Il problema si pone in modo diverso quando la DAO è affiancata da una società o una fondazione (spesso estera) che sviluppa il protocollo, gestisce il marchio o custodisce fondi: quell'ente è un destinatario classico del D.Lgs. 231/2001 e delle misure interdittive cautelari contro la società.
| Profilo | Società di capitali | DAO senza veste giuridica |
|---|---|---|
| Personalità giuridica | Sì | No; al più associazione non riconosciuta |
| Organi e poteri | Amministratori e deleghe documentati | Votazioni on-chain, multisig, forum |
| Responsabilità penale | Personale di chi agisce, con gli obblighi di garanzia degli amministratori | Personale di chi agisce, senza posizioni di garanzia predefinite |
| D.Lgs. 231/2001 | Applicabile, sanzioni fino all'interdizione | Applicabilità discussa (artt. 1 e 5) |
| Obbligazioni civili | Risponde il patrimonio sociale | Fondo comune e chi ha agito (art. 38 c.c.) |
Cosa fare se si riceve un'informazione di garanzia come membro di una DAO?
L'informazione di garanzia indica le norme che si assumono violate e la data e il luogo del fatto. La prima attività difensiva è ricostruire, sulla blockchain e nei canali della DAO, il proprio ruolo reale: indirizzi riconducibili alla persona, voti espressi e loro data, deleghe, messaggi nel forum, eventuali compensi ricevuti dalla tesoreria. I dati on-chain sono pubblici e permanenti: gli inquirenti li hanno già o possono averli; conviene conoscerli prima dell'interrogatorio.
- Non spostare token o fondi dagli indirizzi coinvolti: le operazioni successive alla notifica sono visibili e possono essere lette come dispersione del profitto.
- Conservare copia dei documenti di governance, delle proposte e dei risultati delle votazioni, che possono essere modificati o rimossi dai front-end.
- Valutare con il difensore se rendere interrogatorio o avvalersi della facoltà di non rispondere, dopo aver letto gli atti disponibili.
- Se è in corso un sequestro, verificare il termine di 10 giorni per il riesame (art. 324 c.p.p.).
Il quadro degli altri reati del settore è raccolto nell'hub crypto, DeFi e reati informatici.
Esempio (caso ricostruito a fini illustrativi)
Una DAO che gestisce una piattaforma di prestiti decentrata approva, con il voto di alcune centinaia di indirizzi, una proposta che trasferisce parte della tesoreria a un indirizzo esterno. Il trasferimento risulta poi collegato alla restituzione di fondi a un soggetto indagato per truffa. Un residente in Italia che aveva votato a favore riceve un'informazione di garanzia per concorso in riciclaggio.
La difesa documenta che la proposta era descritta come rimborso tecnico, che il forum non conteneva riferimenti all'origine dei fondi e che il voto dell'indagato non era determinante per il quorum. Esito possibile: richiesta di archiviazione per mancanza di prova della consapevolezza della provenienza delittuosa, mentre le indagini proseguono sui proponenti.
Errori da evitare
- Sostenere che «la DAO è il codice e nessuno è responsabile»: l'argomento non ha base nel diritto penale italiano e sposta l'attenzione su chi controllava il codice.
- Spostare token verso exchange o mixer dopo aver saputo dell'indagine: l'operazione è tracciabile e può fondare nuove contestazioni o un sequestro.
- Rilasciare dichiarazioni pubbliche nel forum della DAO sul proprio ruolo: sono prove utilizzabili e non si possono ritirare.
- Trascurare la società o fondazione collegata alla DAO: è il soggetto a cui più facilmente si applica il D.Lgs. 231/2001.
- Confondere il possesso di governance token con la partecipazione a un'associazione: la difesa deve far emergere la differenza con dati concreti di voto e di ruolo.
Domande frequenti
Cos'è una DAO e chi ne è responsabile per la legge italiana?
Una DAO è un'organizzazione le cui regole sono scritte in smart contract e le cui decisioni sono votate dai titolari di governance token. Il diritto italiano non la disciplina: civilmente può essere un'associazione non riconosciuta (art. 38 c.c.), mentre penalmente rispondono solo le persone che hanno dato un contributo consapevole al reato (art. 110 c.p.).
Chi vota in una DAO può essere accusato dei reati decisi dall'organizzazione?
Sì, ma solo se il voto è un contributo consapevole a un reato determinato. L'art. 110 c.p. richiede contributo causale e dolo di partecipazione. Un voto su una proposta tecnica, senza elementi che ne rivelino lo scopo illecito, difficilmente fonda un concorso; pesano il testo della proposta, le discussioni nel forum e il peso del voto.
Gli sviluppatori di una DAO rispondono penalmente se il protocollo viene usato per riciclaggio?
Non per il solo fatto di aver scritto codice lecito. Il riciclaggio dell'art. 648-bis c.p., punito con la reclusione da 4 a 12 anni, richiede la consapevolezza della provenienza delittuosa dei beni. Lo sviluppatore rischia se gestisce il servizio, incassa commissioni o interviene sul codice sapendo di favorire flussi illeciti specifici.
Una DAO può essere considerata un'associazione a delinquere?
Può esserlo se almeno 3 persone la usano stabilmente per un programma di più delitti, con una struttura adeguata. L'art. 416 c.p. punisce promotori e organizzatori con la reclusione da 3 a 7 anni e i partecipanti da 1 a 5 anni. La natura decentrata non basta: il vincolo e il programma criminoso vanno provati.
Chi detiene governance token di una DAO rischia conseguenze penali?
Il solo possesso di governance token non è reato. Il rischio nasce dalle condotte: voti consapevoli su proposte illecite, deleghe a soggetti di cui si conosce lo scopo, ricezione di distribuzioni che si sa provenire da reati, che può integrare ricettazione o riciclaggio (art. 648-bis c.p.). I token possono comunque essere sequestrati se ritenuti profitto del reato.
Cosa fare se si riceve un'informazione di garanzia come membro di una DAO?
Occorre ricostruire con il difensore il proprio ruolo reale: indirizzi, voti, deleghe, compensi e messaggi nel forum. Non vanno spostati token dagli indirizzi coinvolti. Se c'è un sequestro, il riesame va chiesto entro 10 giorni dall'esecuzione (art. 324 c.p.p.). La scelta se rispondere all'interrogatorio si fa dopo aver letto gli atti.
Che differenza c'è tra responsabilità penale in una DAO e in una società tradizionale?
In una società ci sono amministratori con poteri e obblighi documentati, e l'ente risponde secondo il D.Lgs. 231/2001. In una DAO senza veste giuridica mancano organi formali: la responsabilità resta personale (art. 27 Cost.) e va ricostruita dai dati on-chain, dai multisig e dai voti, senza posizioni di garanzia predefinite.
Si applica la responsabilità degli enti alle organizzazioni autonome decentralizzate?
In astratto sì, perché l'art. 1, comma 2, D.Lgs. 231/2001 include le associazioni prive di personalità giuridica. In concreto l'art. 5 richiede un reato commesso nell'interesse dell'ente da apicali o sottoposti, difficili da individuare in una DAO. Più spesso risponde la società o fondazione che sviluppa il protocollo.
Fonti
- Codice penale, art. 110 – Concorso di persone (Brocardi)
- Codice penale, art. 416 – Associazione per delinquere (Brocardi)
- Codice penale, art. 648-bis – Riciclaggio (Brocardi)
- Codice civile, art. 38 – Obbligazioni delle associazioni non riconosciute (Brocardi)
- D.Lgs. 231/2001, art. 1 – Soggetti (Brocardi)
- D.Lgs. 231/2001, art. 5 – Responsabilità dell'ente (Brocardi)
- CFTC – Statement on the Ooki DAO litigation victory (giugno 2023)
- Regolamento (UE) 2023/1114 (MiCAR), considerando 22 (EUR-Lex)
- Codice di procedura penale, art. 324 – Riesame (Brocardi)
