Reati contro la persona
Diffamazione su WhatsApp e nei gruppi chat
In questa guida
- Parlare male di una persona in un gruppo WhatsApp è diffamazione?
- Che pena si rischia per diffamazione in chat?
- Offendere qualcuno in una chat privata su WhatsApp è reato?
- Che differenza c'è tra ingiuria e diffamazione nei messaggi?
- Gli screenshot di WhatsApp valgono come prova?
- Cosa rischia chi insulta un collega nel gruppo di lavoro?
- Cosa fare se si è accusati per un messaggio nella chat dei genitori?
- L'amministratore del gruppo risponde dei messaggi altrui?
- Domande frequenti
- Fonti
Sì: offendere la reputazione di una persona assente in un gruppo WhatsApp con più partecipanti integra la diffamazione (art. 595 c.p.), punita con la reclusione fino a 1 anno o la multa fino a 1.032 euro, che salgono fino a 2 anni o 2.065 euro se si attribuisce un fatto determinato. L'offesa rivolta direttamente all'interessato è invece ingiuria, oggi solo illecito civile.
In sintesi
- La diffamazione richiede la comunicazione con più persone e l'assenza della persona offesa (art. 595 c.p.).
- La pena base è la reclusione fino a 1 anno o la multa fino a 1.032 euro; con l'attribuzione di un fatto determinato, fino a 2 anni o 2.065 euro.
- Con un mezzo di pubblicità, come un post pubblico su Facebook, la pena è da 6 mesi a 3 anni o la multa non inferiore a 516 euro.
- L'ingiuria è stata depenalizzata dal D.Lgs. 7/2016, dal 6 febbraio 2016: oggi comporta una sanzione pecuniaria civile, fino a 8.000 euro nell'ipotesi base.
- La querela va presentata entro 3 mesi dalla notizia del fatto (artt. 597 e 124 c.p.).
- Gli screenshot sono documenti acquisibili (art. 234 c.p.p.), ma conviene conservare anche il telefono che contiene la chat.
Parlare male di una persona in un gruppo WhatsApp è diffamazione?
Può esserlo. L'art. 595 c.p. punisce chi, "comunicando con più persone", offende l'altrui reputazione fuori dai casi dell'ingiuria. Il gruppo WhatsApp soddisfa il requisito della pluralità dei destinatari: un messaggio inviato in una chat con molti partecipanti raggiunge contemporaneamente più persone. Occorre poi che la persona offesa non partecipi alla comunicazione in modo da poter replicare nell'immediato, e che l'espressione leda la reputazione, cioè la considerazione di cui la persona gode presso gli altri.
La Cassazione (Sez. V, n. 39414/2025) ha ritenuto che la divulgazione di un messaggio in una chat di classe integri la diffamazione, a meno che sia dimostrato che il messaggio non è stato letto dai destinatari. Per l'invio di email a più destinatari, un'altra pronuncia (Sez. V, n. 12511/2022) ha richiesto la prova dell'effettivo recapito del messaggio. In entrambi i casi il tema probatorio è la percezione da parte di terzi.
La norma — art. 595 c.p. (Brocardi, testo aggiornato al 16.7.2026)
Chiunque, fuori dei casi indicati nell'articolo precedente, comunicando con più persone, offende l'altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a milletrentadue euro.
Se l'offesa consiste nell'attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a duemilasessantacinque euro.
Se l'offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a cinquecentosedici euro.
Che pena si rischia per diffamazione in chat?
| Ipotesi | Comma | Pena |
|---|---|---|
| Offesa alla reputazione comunicando con più persone | 1 | Reclusione fino a 1 anno o multa fino a 1.032 euro |
| Attribuzione di un fatto determinato | 2 | Reclusione fino a 2 anni o multa fino a 2.065 euro |
| Offesa con la stampa, altro mezzo di pubblicità o in atto pubblico | 3 | Reclusione da 6 mesi a 3 anni o multa non inferiore a 516 euro |
| Offesa a un corpo politico, amministrativo o giudiziario | 4 | Pene aumentate |
La chat di gruppo resta, di regola, nel primo o nel secondo comma. Le massime riportate da Brocardi escludono l'aggravante del mezzo di pubblicità per i messaggi inviati in un gruppo WhatsApp, valorizzando la natura riservata della comunicazione, e la escludono anche per le email inviate a caselle riservate (Cass. Sez. V, n. 31179/2023). La bacheca Facebook, invece, integra la diffamazione aggravata perché idonea a raggiungere un numero indeterminato di persone (Cass. Sez. V, n. 14345/2023).
Offendere qualcuno in una chat privata su WhatsApp è reato?
Dipende da chi legge. Se il messaggio offensivo è rivolto direttamente all'interessato in una chat a due, si tratta di ingiuria. L'art. 594 c.p. è stato abrogato dal D.Lgs. 15 gennaio 2016, n. 7, con decorrenza dal 6 febbraio 2016: l'ingiuria non è più reato ma un illecito civile, che comporta il risarcimento del danno e una sanzione pecuniaria civile da 100 a 8.000 euro, aumentabile fino a 12.000 euro nelle ipotesi più gravi. Si agisce davanti al giudice civile, non con querela.
Se invece il messaggio parla male di un terzo assente, la diffamazione richiede che l'offesa sia comunicata a più persone. Un unico messaggio a un solo destinatario non soddisfa di per sé questo requisito. Restano autonomi i reati diversi dall'offesa, come la minaccia o, se i messaggi sono ripetuti e producono ansia o timore, gli atti persecutori online.
Che differenza c'è tra ingiuria e diffamazione nei messaggi?
Il criterio è la presenza della persona offesa, intesa come possibilità di percepire l'offesa e di replicare. La Cassazione (Sez. V, n. 10905/2020) ha qualificato come ingiuria aggravata, e non come diffamazione, le offese in una videochat dirette all'interessato alla presenza di altri. Un'altra pronuncia (Sez. V, n. 28675/2022) ha invece ritenuto diffamazione l'invio di messaggi offensivi in una chat condivisa quando la persona offesa non li ha percepiti nell'immediatezza.
| Situazione | Qualificazione | Conseguenza |
|---|---|---|
| Offesa diretta all'interessato in chat a due | Ingiuria | Illecito civile: risarcimento e sanzione pecuniaria civile |
| Offesa all'interessato presente in videochat con altri | Ingiuria aggravata | Illecito civile |
| Offesa a un assente in un gruppo con più membri | Diffamazione | Reato, art. 595 c.p., a querela |
| Offesa in un gruppo di cui la vittima fa parte, ma senza percezione immediata | Diffamazione | Reato, art. 595 c.p., a querela |
| Post pubblico su un social network | Diffamazione aggravata | Reclusione da 6 mesi a 3 anni o multa non inferiore a 516 euro |
La presenza della vittima nel gruppo, quindi, non basta a escludere la diffamazione: conta se ha percepito il messaggio in tempo reale e potuto rispondere, circostanza da valutare sui dati della chat.
Gli screenshot di WhatsApp valgono come prova?
Sì, con cautele. L'art. 234 c.p.p. consente l'acquisizione di documenti che rappresentano fatti mediante fotografia o qualsiasi altro mezzo. La Cassazione (Sez. VI, n. 22417/2022) ha ritenuto acquisibili tramite riproduzione fotografica i messaggi conservati nella memoria del telefono. Un'altra pronuncia (Sez. V, n. 49016/2017) ha però affermato che l'utilizzabilità della trascrizione delle chat richiede l'acquisizione del supporto che le contiene, per verificarne affidabilità e provenienza.
Per chi presenta querela conviene quindi allegare screenshot completi (nome del gruppo, partecipanti, data e ora, messaggi precedenti e successivi) e conservare il telefono senza cancellare la chat. Per chi è accusato, la difesa può contestare screenshot parziali o privi di contesto e chiedere la verifica sul dispositivo. La diffusione degli screenshot a terzi estranei al procedimento può porre problemi autonomi, trattati nella pagina sul trattamento illecito di dati personali.
Tempi
- Subito: screenshot completi e conservazione del telefono con la chat integra.
- Entro 3 mesi dalla notizia del fatto: querela per diffamazione (artt. 597 e 124 c.p.).
- Dopo la querela: indagini, con possibile acquisizione della chat dai dispositivi dei partecipanti.
- Per l'ingiuria: azione davanti al giudice civile, senza querela.
Cosa rischia chi insulta un collega nel gruppo di lavoro?
Se il collega offeso non partecipa al gruppo, o non percepisce i messaggi nell'immediato, il rischio è la diffamazione dell'art. 595 c.p., con reclusione fino a 1 anno o multa fino a 1.032 euro, che diventano fino a 2 anni o 2.065 euro se si attribuiscono fatti determinati, come un comportamento scorretto preciso. Accanto al processo penale possono aprirsi conseguenze disciplinari nel rapporto di lavoro, che seguono regole proprie.
La difesa può fondarsi sull'esimente del diritto di critica: le massime riportate da Brocardi la ammettono quando le espressioni sono pertinenti al tema, fondate su fatti veri e non trascendono in un'aggressione gratuita della reputazione. Criticare una decisione organizzativa è diverso dall'insultare la persona.
Cosa fare se si è accusati per un messaggio nella chat dei genitori?
La chat dei genitori della classe è un gruppo con molti partecipanti e la Cassazione (Sez. V, n. 39414/2025) ha ritenuto diffamatoria la divulgazione di un messaggio in una chat di classe, salvo prova che non sia stato letto. Chi riceve un avviso di querela o un avviso di conclusione delle indagini deve anzitutto recuperare la chat completa, per ricostruire contesto, eventuali provocazioni e reazioni degli altri partecipanti.
Le linee difensive tipiche riguardano la natura dell'espressione (critica o insulto), la verità dei fatti riferiti, la percezione effettiva da parte dei membri e il rispetto del termine di querela di 3 mesi. Quando i fatti coinvolgono minori tra loro, i profili si intrecciano con quelli descritti nella pagina sul cyberbullismo. Le regole generali del procedimento sono nell'hub sulla procedura penale.
L'amministratore del gruppo risponde dei messaggi altrui?
Di regola no. La responsabilità penale è personale e il semplice ruolo di amministratore non rende autore dei messaggi scritti da altri. Per i siti internet, la Cassazione (Sez. V, n. 16751/2018 e n. 7220/2021) ha escluso la responsabilità dell'amministratore ai sensi dell'art. 57 c.p., norma riservata alle testate giornalistiche, salvo elementi che dimostrino la sua compartecipazione all'attività diffamatoria.
Il principio suggerisce che l'amministratore di un gruppo possa rispondere solo se contribuisce all'offesa, ad esempio rilanciando o approvando esplicitamente il messaggio diffamatorio. Il quadro degli altri reati contro l'onore e la persona è nell'hub sui reati contro la persona.
Esempio (caso ricostruito a fini illustrativi)
In un gruppo di genitori di una classe con numerosi partecipanti, un genitore attribuisce a un insegnante, non presente nel gruppo, comportamenti scorretti precisi verso gli alunni. L'insegnante riceve gli screenshot da un altro genitore e presenta querela dopo due mesi per diffamazione con attribuzione di un fatto determinato.
La difesa acquisisce la chat completa e documenta che il messaggio rispondeva a segnalazioni di altri genitori, sostenendo il diritto di critica e la verità dei fatti. Un esito possibile è l'assoluzione se i fatti risultano veri e riferiti in modo misurato; se invece le espressioni appaiono gratuite, la condanna alla multa con risarcimento del danno.
Errori da evitare
- Presentare querela oltre i 3 mesi dalla notizia del fatto: la querela è tardiva e il reato improcedibile.
- Consegnare screenshot ritagliati senza nome del gruppo, data e contesto: sono facilmente contestabili.
- Cancellare la chat dopo lo screenshot: impedisce la verifica sul dispositivo.
- Per l'accusato, rispondere nel gruppo con nuove offese: possono aggiungersi ulteriori contestazioni.
- Presentare querela per un insulto rivolto direttamente in chat privata: è ingiuria, da far valere davanti al giudice civile.
Domande frequenti
Parlare male di una persona in un gruppo WhatsApp è diffamazione?
Sì, se l'offesa alla reputazione è comunicata a più persone in assenza dell'interessato o senza che questi la percepisca nell'immediato. L'art. 595 c.p. prevede la reclusione fino a 1 anno o la multa fino a 1.032 euro. Per Cass. Sez. V n. 39414/2025 basta la divulgazione nella chat, salvo prova che il messaggio non sia stato letto.
Offendere qualcuno in una chat privata su WhatsApp è reato?
In genere no. L'offesa rivolta direttamente all'interessato è ingiuria, depenalizzata dal D.Lgs. 7/2016 dal 6 febbraio 2016: oggi è un illecito civile con risarcimento e sanzione pecuniaria civile da 100 a 8.000 euro. Restano reato altre condotte, come le minacce o i messaggi persecutori ripetuti.
Gli screenshot di WhatsApp valgono come prova per una querela per diffamazione?
Sì, sono documenti acquisibili ai sensi dell'art. 234 c.p.p. Per Cass. Sez. V n. 49016/2017, però, l'utilizzabilità delle chat richiede l'acquisizione del supporto che le contiene. Conviene allegare screenshot completi di nome del gruppo, data e contesto, e conservare il telefono senza cancellare la conversazione.
Cosa rischia chi scrive insulti su un collega nel gruppo WhatsApp di lavoro?
Se il collega non partecipa al gruppo o non percepisce subito i messaggi, rischia la diffamazione: reclusione fino a 1 anno o multa fino a 1.032 euro, fino a 2 anni o 2.065 euro se attribuisce fatti determinati (art. 595 c.p.). Possono aggiungersi conseguenze disciplinari. La critica pertinente e fondata su fatti veri è ammessa.
Cosa fare se si è accusati di diffamazione per un messaggio nella chat dei genitori della classe?
Recuperare subito la chat completa per ricostruire contesto e reazioni, verificare che la querela sia stata presentata entro 3 mesi (art. 124 c.p.) e valutare con il difensore il diritto di critica e la verità dei fatti. Per Cass. Sez. V n. 39414/2025 la chat di classe può integrare diffamazione.
Che differenza c'è tra ingiuria e diffamazione nei messaggi su WhatsApp?
Nell'ingiuria l'offesa è diretta alla persona, che può percepirla e replicare; nella diffamazione è comunicata a più persone in sua assenza. L'ingiuria è illecito civile dal 2016, la diffamazione è reato (art. 595 c.p.). Per Cass. Sez. V n. 28675/2022 i messaggi in chat condivisa non percepiti subito dall'offeso sono diffamazione.
L'amministratore di un gruppo WhatsApp risponde dei messaggi diffamatori scritti dagli altri membri?
Di regola no: la responsabilità penale è personale. Per i siti internet la Cassazione (Sez. V n. 16751/2018 e n. 7220/2021) ha escluso la responsabilità dell'amministratore salvo compartecipazione all'attività diffamatoria. Per analogia l'amministratore del gruppo risponde solo se contribuisce all'offesa, ad esempio rilanciandola o approvandola.
