Crypto, DeFi e reati informatici
Exploit di uno smart contract: sfruttare un bug è reato?
In questa guida
- Sfruttare un bug di uno smart contract per prelevare criptovalute è reato?
- Un exploit su un protocollo DeFi può configurare frode informatica?
- Il principio "code is law" vale davanti a un giudice penale?
- Che differenza c'è tra exploit di uno smart contract e accesso abusivo a un sistema informatico?
- Cosa rischia chi restituisce i fondi dopo un exploit in cambio di una bounty?
- Un white hat hacker che segnala una vulnerabilità di uno smart contract può essere denunciato?
- Cosa fare se si riceve una richiesta di restituzione dopo aver sfruttato un errore di uno smart contract?
- Come si traccia sulla blockchain chi ha svuotato uno smart contract?
- Domande frequenti
- Fonti
Sì, sfruttare un bug di uno smart contract per prelevare cripto-attività non proprie può integrare la frode informatica (art. 640-ter c.p.): chi interviene senza diritto su dati o programmi e ottiene un ingiusto profitto con altrui danno rischia la reclusione da 6 mesi a 3 anni, che sale da 1 a 5 anni quando il fatto produce un trasferimento di valuta virtuale.
In sintesi
- La norma di riferimento è l'art. 640-ter c.p.: da 1 a 5 anni di reclusione e multa da 309 a 1.549 euro se l'exploit sposta valuta virtuale.
- Nell'ipotesi aggravata il reato è procedibile d'ufficio: la restituzione dei fondi non ferma il processo.
- L'accesso abusivo (art. 615-ter c.p., fino a 3 anni) richiede un sistema protetto da misure di sicurezza, requisito da verificare caso per caso su una blockchain pubblica.
- Chi chiede una "bounty" come condizione per restituire i fondi rischia la contestazione di estorsione informatica (art. 629, comma 3, c.p.): da 6 a 12 anni.
- La riparazione integrale prima del giudizio vale come attenuante (art. 62, n. 6, c.p.), ma non estingue il reato procedibile d'ufficio.
- Il principio "code is law" non è una causa di giustificazione prevista dal codice penale italiano.
Sfruttare un bug di uno smart contract per prelevare criptovalute è reato?
Uno smart contract è un programma registrato su una blockchain che esegue automaticamente regole predefinite: presta, scambia, custodisce cripto-attività. Un exploit sfrutta un errore di programmazione o di progettazione (una funzione non protetta, un calcolo di prezzo manipolabile, un controllo mancante) per ottenere dal contratto più di quanto le regole economiche del protocollo prevedrebbero.
Per il diritto penale italiano il punto non è se il codice "lo permetteva", ma se chi ha agito aveva diritto a quei fondi. Le cripto-attività custodite dal contratto appartengono agli utenti che le hanno depositate o al protocollo: prelevarle sfruttando un difetto significa procurarsi un profitto con danno altrui. La norma che meglio descrive questa condotta è l'art. 640-ter c.p., perché punisce chi interviene «senza diritto con qualsiasi modalità su dati, informazioni o programmi» contenuti in un sistema informatico. Le altre condotte illecite nel settore sono raccolte nella sezione crypto, DeFi e reati informatici.
Non ogni guadagno inatteso è reato. Un arbitraggio che sfrutta differenze di prezzo tra piattaforme usando le funzioni come sono state progettate, o una liquidazione eseguita secondo le regole pubblicate, restano attività di mercato. La linea di confine passa tra l'uso del protocollo e l'uso del suo difetto per sottrarre fondi che le regole economiche assegnano ad altri.
Un exploit su un protocollo DeFi può configurare frode informatica?
Sì. La frode informatica ha due modalità alternative: alterare il funzionamento di un sistema informatico oppure intervenire senza diritto su dati o programmi. L'exploit rientra di solito nella seconda: l'autore non modifica il codice del contratto, ma gli invia transazioni costruite per fargli eseguire operazioni che producono un risultato non voluto dal sistema. A differenza della truffa (art. 640 c.p.), non occorre ingannare una persona: la frode colpisce il sistema.
La norma — art. 640-ter, commi 1 e 2, c.p. (Brocardi)
«Chiunque, alterando in qualsiasi modo il funzionamento di un sistema informatico o telematico o intervenendo senza diritto con qualsiasi modalità su dati, informazioni o programmi contenuti in un sistema informatico o telematico o ad esso pertinenti, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 51 a euro 1.032.
La pena è della reclusione da uno a cinque anni e della multa da trecentonove euro a millecinquecentoquarantanove euro se ricorre una delle circostanze previste dal numero 1) del secondo comma dell'articolo 640, ovvero se il fatto produce un trasferimento di denaro, di valore monetario o di valuta virtuale o è commesso con abuso della qualità di operatore del sistema.»
Il riferimento espresso al «trasferimento [...] di valuta virtuale» rende l'ipotesi aggravata quella normale per gli exploit su protocolli DeFi. Il comma 4 dell'art. 640-ter prevede la querela solo per l'ipotesi base: con l'aggravante del comma 2 si procede d'ufficio. Per la struttura generale del reato si veda la pagina sulla frode informatica dell'art. 640-ter.
| Condotta | Norma | Pena | Procedibilità |
|---|---|---|---|
| Intervento senza diritto sul programma con profitto e danno | Art. 640-ter, comma 1, c.p. | Reclusione da 6 mesi a 3 anni, multa da 51 a 1.032 euro | Querela |
| Lo stesso fatto con trasferimento di valuta virtuale | Art. 640-ter, comma 2, c.p. | Reclusione da 1 a 5 anni, multa da 309 a 1.549 euro | D'ufficio |
| Ingresso in un sistema protetto da misure di sicurezza | Art. 615-ter, comma 1, c.p. | Reclusione fino a 3 anni | Querela (ipotesi base) |
| Restituzione condizionata a un pagamento, con minaccia di condotte informatiche | Art. 629, comma 3, c.p. | Reclusione da 6 a 12 anni, multa da 5.000 a 10.000 euro | D'ufficio |
| Chi ripulisce i fondi dell'exploit senza aver partecipato | Art. 648-bis c.p. | Reclusione da 4 a 12 anni, multa da 5.000 a 25.000 euro | D'ufficio |
Il principio "code is law" vale davanti a un giudice penale?
No. L'idea che tutto ciò che il codice consente sia lecito non trova appiglio nel codice penale italiano: le cause di giustificazione sono tassative e nessuna riguarda la possibilità tecnica di compiere un'operazione. Un contratto difettoso non trasferisce la titolarità dei fondi a chi scopre il difetto.
Il tema è stato discusso negli Stati Uniti nel caso Mango Markets. Nel 2025 il tribunale federale del Southern District di New York ha annullato la condanna dell'autore dell'exploit, ma per ragioni specifiche: la competenza territoriale per alcuni capi e, per la frode telematica, l'assenza di una falsa rappresentazione rivolta a qualcuno, dato che il protocollo operava in modo automatico. Il giudice ha precisato di non avallare l'idea che sia lecito fare tutto ciò che il codice consente.
La vicenda è istruttiva per l'Italia proprio sul punto dell'inganno: la truffa dell'art. 640 c.p. richiede artifici o raggiri che inducono in errore una persona, e un protocollo automatico non viene "ingannato" in senso giuridico. L'art. 640-ter, invece, è costruito per le condotte che colpiscono direttamente il sistema, senza intermediazione umana. La difesa, più che invocare il "code is law", lavora sul significato di "senza diritto": termini d'uso del protocollo, documentazione pubblica, funzioni previste dal progetto.
Che differenza c'è tra exploit di uno smart contract e accesso abusivo a un sistema informatico?
L'accesso abusivo (art. 615-ter c.p.) punisce chi si introduce in un sistema protetto da misure di sicurezza o vi si trattiene contro la volontà di chi ha diritto di escluderlo. Tutela il domicilio informatico, non il patrimonio: il reato esiste anche se non si sottrae nulla.
| Aspetto | Frode informatica (640-ter) | Accesso abusivo (615-ter) |
|---|---|---|
| Bene tutelato | Patrimonio | Riservatezza del sistema (domicilio informatico) |
| Evento richiesto | Ingiusto profitto con altrui danno | Nessuno: basta l'introduzione o la permanenza abusiva |
| Smart contract pubblico | Applicabile: la condotta incide su dati e programmi | Dubbio: il contratto è interrogabile da chiunque e le misure di sicurezza vanno individuate |
| Infrastruttura privata del protocollo (server, chiavi amministrative) | Applicabile se ne deriva un profitto | Applicabile se l'autore supera credenziali o protezioni |
| Pena base | Da 6 mesi a 3 anni | Fino a 3 anni |
I due reati possono concorrere quando l'exploit passa anche dalla violazione di infrastrutture protette, come il pannello di amministrazione di un bridge o una chiave privata sottratta. Sulla blockchain pubblica, invece, l'accusa deve spiegare quale misura di sicurezza sia stata superata, perché chiunque può chiamare le funzioni di un contratto.
Cosa rischia chi restituisce i fondi dopo un exploit in cambio di una bounty?
Nella pratica DeFi è frequente l'accordo: l'autore restituisce la maggior parte dei fondi e trattiene una percentuale a titolo di "bounty", spesso proposta dallo stesso protocollo con un messaggio on-chain. Sul piano penale occorre distinguere.
- Restituzione spontanea. Integra l'attenuante dell'art. 62, n. 6, c.p. se la riparazione è integrale e avviene prima del giudizio. Non estingue il reato: l'estinzione per condotte riparatorie (art. 162-ter c.p.) vale solo per i reati procedibili a querela, e la frode informatica con trasferimento di valuta virtuale è procedibile d'ufficio.
- Bounty trattenuta con accordo. L'accordo con il protocollo non vincola il pubblico ministero, ma incide sul danno, sulla querela per le ipotesi che la richiedono e sulla valutazione complessiva del fatto.
- Restituzione subordinata a un pagamento. Se l'autore minaccia di non restituire o di compiere ulteriori attacchi per ottenere un compenso, può essere contestata l'estorsione dell'art. 629, comma 3, c.p., introdotto dalla L. 90/2024: reclusione da 6 a 12 anni.
Un white hat hacker che segnala una vulnerabilità di uno smart contract può essere denunciato?
Può esserlo, perché la denuncia è un atto libero; ciò che conta è se la condotta integra un reato. Chi individua il difetto leggendo il codice pubblico e lo segnala senza sfruttarlo non si procura alcun profitto e non entra in sistemi protetti. Chi invece esegue l'exploit per "mettere in salvo" i fondi (il cosiddetto white hat rescue) compie materialmente il prelievo: la finalità di restituzione pesa sull'elemento soggettivo e sull'ingiustizia del profitto, ma va documentata subito, con comunicazione immediata al protocollo e trasferimento verso indirizzi indicati dal team. I programmi di bug bounty e le regole di divulgazione responsabile riducono il rischio; il tema è trattato nella pagina su hacking etico e bug bounty.
Cosa fare se si riceve una richiesta di restituzione dopo aver sfruttato un errore di uno smart contract?
Tempi
- La persona offesa ha 3 mesi dalla notizia del fatto per la querela nelle ipotesi che la richiedono (art. 124 c.p.); per la frode aggravata dal trasferimento di valuta virtuale si procede d'ufficio, senza termine di querela.
- L'attenuante della riparazione integrale richiede che restituzione o risarcimento avvengano prima del giudizio (art. 62, n. 6, c.p.).
- Per i soli reati procedibili a querela, l'estinzione per condotte riparatorie richiede la riparazione prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado (art. 162-ter c.p.).
Prima di rispondere conviene valutare con un difensore la qualificazione giuridica, la documentazione delle transazioni e le modalità della restituzione, che deve essere tracciabile. Se i fondi sono già stati bloccati da un exchange o da un emittente di stablecoin, o se esiste un provvedimento dell'autorità, si applicano le regole sul sequestro di criptovalute.
Come si traccia sulla blockchain chi ha svuotato uno smart contract?
Ogni exploit lascia una traccia pubblica: l'indirizzo che ha eseguito la transazione, il contratto d'attacco eventualmente distribuito, i movimenti successivi. Gli investigatori seguono i fondi fino ai punti di contatto con il mondo identificato: exchange con verifica della clientela, emittenti di stablecoin che possono congelare i token, servizi di finanziamento dell'indirizzo iniziale per pagare le commissioni. Se l'autore o la vittima si trovano all'estero, la competenza italiana segue le regole illustrate nella pagina sul reato commesso all'estero: per l'art. 6 c.p. basta che una parte dell'azione o l'evento si verifichi in Italia.
Esempio (caso ricostruito a fini illustrativi)
Uno sviluppatore residente in Italia nota che un protocollo di prestito calcola il valore delle garanzie con un oracolo manipolabile. Esegue una serie di transazioni che gli consentono di prendere in prestito più di quanto depositato e trattiene la differenza. Il team pubblica un messaggio on-chain offrendo il 10% come bounty in cambio della restituzione entro 72 ore; lo sviluppatore restituisce il 90%.
La linea difensiva lavora su tre piani: la qualificazione (frode informatica e non accesso abusivo, in assenza di misure di sicurezza superate), la riparazione integrale del danno ai fini dell'art. 62, n. 6, e la documentazione dell'accordo con il protocollo, che esclude qualsiasi minaccia. L'esito possibile è una pena contenuta con le attenuanti, o l'accesso a riti alternativi; l'estinzione del reato non è disponibile perché il fatto è procedibile d'ufficio.
Errori da evitare
- Considerare la bounty una sanatoria: l'accordo con il protocollo non estingue la frode informatica aggravata, procedibile d'ufficio.
- Negoziare la restituzione minacciando nuovi attacchi o la diffusione di dati: si rischia l'estorsione informatica, punita da 6 a 12 anni.
- Far transitare i fondi dell'exploit in mixer o bridge prima di restituirli: la condotta può aggiungere un'ipotesi di riciclaggio o autoriciclaggio.
Domande frequenti
Sfruttare un bug di uno smart contract per prelevare criptovalute è reato?
Sì, può integrare la frode informatica dell'art. 640-ter c.p., perché chi preleva fondi altrui intervenendo senza diritto su un programma ottiene un ingiusto profitto con danno altrui. Se l'exploit produce un trasferimento di valuta virtuale la pena è la reclusione da 1 a 5 anni e si procede d'ufficio.
Un exploit su un protocollo DeFi può configurare frode informatica?
Sì. L'art. 640-ter c.p. punisce chi interviene senza diritto su dati o programmi di un sistema informatico procurandosi un profitto con danno altrui, senza bisogno di ingannare una persona. Il comma 2 prevede espressamente l'aggravante del trasferimento di valuta virtuale, con reclusione da 1 a 5 anni e multa fino a 1.549 euro.
Il principio "code is law" vale davanti a un giudice penale?
No. Il codice penale italiano prevede cause di giustificazione tassative e nessuna riguarda la possibilità tecnica di eseguire un'operazione. Conta se chi ha prelevato aveva diritto ai fondi. Anche nel caso statunitense Mango Markets, annullato nel 2025 per altri motivi, il giudice ha escluso di avallare il principio.
Cosa rischia chi restituisce i fondi dopo un exploit in cambio di una bounty?
La restituzione integrale prima del giudizio vale come attenuante (art. 62, n. 6, c.p.) ma non estingue la frode informatica aggravata, che è procedibile d'ufficio. Se la restituzione è condizionata a un pagamento ottenuto con minacce informatiche, può essere contestata l'estorsione dell'art. 629, comma 3, c.p., da 6 a 12 anni.
Un white hat hacker che segnala una vulnerabilità di uno smart contract può essere denunciato?
Chiunque può presentare una denuncia, ma chi individua e segnala il difetto senza sfruttarlo non ottiene profitti e non viola sistemi protetti, quindi non integra gli artt. 640-ter o 615-ter c.p. Chi esegue il prelievo per mettere in salvo i fondi deve documentare subito la finalità di restituzione e seguire le regole del protocollo.
Cosa fare se si riceve una richiesta di restituzione dopo aver sfruttato un errore di uno smart contract?
Conviene non rispondere d'impulso e far valutare a un difensore qualificazione del fatto, documentazione delle transazioni e modalità di restituzione tracciabili. La riparazione integrale prima del giudizio è un'attenuante (art. 62, n. 6, c.p.); condizionarla a pagamenti con minacce espone all'estorsione dell'art. 629, comma 3, c.p.
Che differenza c'è tra exploit di uno smart contract e accesso abusivo a un sistema informatico?
L'exploit che sottrae fondi colpisce il patrimonio e rientra nella frode informatica (art. 640-ter c.p.). L'accesso abusivo (art. 615-ter c.p., fino a 3 anni) tutela il domicilio informatico e richiede un sistema protetto da misure di sicurezza, requisito dubbio per un contratto pubblico che chiunque può interrogare.
Come si traccia sulla blockchain chi ha svuotato uno smart contract?
Si seguono gli indirizzi coinvolti fino ai punti di contatto con soggetti identificati: exchange con verifica della clientela, emittenti di stablecoin, servizi usati per pagare le commissioni iniziali. Si aggiungono metadati come indirizzi IP e account social. Per l'art. 6 c.p. l'Italia procede se parte dell'azione o l'evento avviene nel suo territorio.
Fonti
- Codice penale, art. 640-ter – Frode informatica (Brocardi)
- Codice penale, art. 640 – Truffa (Brocardi, testo con modifiche L. 90/2024 e D.L. 48/2025)
- Codice penale, art. 615-ter – Accesso abusivo a un sistema informatico (Brocardi, testo modificato dalla L. 90/2024)
- Codice penale, art. 629 – Estorsione (Brocardi, comma 3 introdotto dalla L. 90/2024)
- Codice penale, art. 648-bis – Riciclaggio (Brocardi)
- Codice penale, art. 62 – Circostanze attenuanti comuni (Brocardi)
- Codice penale, art. 162-ter – Estinzione del reato per condotte riparatorie (Brocardi)
- Codice penale, art. 124 – Termine per proporre la querela (Brocardi)
- Codice penale, art. 6 – Reati commessi nel territorio dello Stato (Brocardi)
- WeirFoulds – Mango Markets: condanna annullata (United States v. Eisenberg, S.D.N.Y. 2025)
Approfondimenti
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