Reati d'impresa, societari e sicurezza sul lavoro
Indagini interne aziendali: regole e rischi penali
In questa guida
- Cosa sono le indagini interne aziendali e quando conviene avviarle?
- Un'azienda può controllare le email dei dipendenti durante un'indagine interna?
- Quali rischi penali corre chi conduce un'indagine interna?
- I risultati di un'indagine interna possono essere acquisiti dal pubblico ministero?
- Il dipendente sentito in un'indagine interna può farsi assistere da un avvocato?
- Che differenza c'è tra indagini interne e investigazioni difensive?
- Come si tutela il whistleblower durante un'indagine interna?
- Il report di un'indagine interna è coperto dal segreto professionale?
- Domande frequenti
- Fonti
Le indagini interne aziendali sono accertamenti che l'impresa svolge su possibili illeciti al proprio interno, dopo una segnalazione o una notizia di indagine. Non hanno una disciplina unitaria: si muovono fra D.Lgs. 231/2001, D.Lgs. 24/2023, Statuto dei lavoratori e Codice privacy. Chi le conduce senza regole rischia reati come l'accesso abusivo (fino a 3 anni) o la violazione di corrispondenza (art. 616 c.p.).
In sintesi
- Il modello 231 deve prevedere flussi informativi verso l'organismo di vigilanza e un sistema disciplinare (art. 6, comma 2, D.Lgs. 231/2001).
- Dopo una segnalazione whistleblowing l'ente deve dare "diligente seguito" e riscontro entro 3 mesi (art. 5 D.Lgs. 24/2023).
- I dati degli strumenti di lavoro sono utilizzabili solo se il dipendente è stato adeguatamente informato sui controlli (art. 4, comma 3, L. 300/1970).
- Il controllo a distanza fuori dalle regole dell'art. 4 è reato: art. 171 Codice privacy e art. 38 Statuto (arresto da 15 giorni a 1 anno o ammenda).
- Il pubblico ministero può acquisire il report come documento (art. 234 c.p.p.) o sequestrarlo, salvo le garanzie del difensore (art. 103 c.p.p.).
- Con mandato difensivo, anche preventivo (art. 391-nonies c.p.p.), l'avvocato svolge investigazioni con regole e garanzie proprie.
Cosa sono le indagini interne aziendali e quando conviene avviarle?
Un'indagine interna è la raccolta ordinata di fatti, documenti e dichiarazioni per capire se un illecito è stato commesso, da chi e con quali effetti sull'impresa. Non esiste una legge che la regoli in generale: le sue basi sono sparse. Il D.Lgs. 231/2001 esonera l'ente dalla responsabilità se prova di aver adottato ed efficacemente attuato un modello idoneo, vigilato da un organismo autonomo (art. 6, comma 1); lo stesso art. 6 chiede obblighi di informazione verso l'organismo e un sistema disciplinare (comma 2, lett. d ed e). Il D.Lgs. 24/2023 impone di dare seguito alle segnalazioni ricevute.
I momenti in cui un'indagine interna è utile sono tre: dopo una segnalazione interna, che per legge richiede un seguito; quando arriva la notizia di un procedimento penale che coinvolge dipendenti o amministratori, per capire l'esposizione dell'ente; prima di una contestazione disciplinare, per non licenziare su basi fragili. Il quadro dei reati che più spesso ne sono oggetto è nella pagina sui reati d'impresa e societari; sul ruolo dell'organismo di vigilanza si veda la pagina sull'OdV 231.
Un'azienda può controllare le email dei dipendenti durante un'indagine interna?
Può, entro limiti precisi. L'art. 4 dello Statuto dei lavoratori distingue: gli impianti e gli strumenti da cui deriva la possibilità di controllo a distanza richiedono un accordo sindacale o l'autorizzazione dell'Ispettorato del lavoro (comma 1); questa regola non si applica agli strumenti usati dal lavoratore per rendere la prestazione, come il computer e la casella email aziendale (comma 2). Le informazioni raccolte sono però utilizzabili "a tutti i fini connessi al rapporto di lavoro" solo se al lavoratore è stata data adeguata informazione sulle modalità d'uso degli strumenti e dei controlli, e nel rispetto del Codice privacy (comma 3).
La norma — art. 4, commi 2 e 3, L. 300/1970 (testo letto su Brocardi)
«La disposizione di cui al comma 1 non si applica agli strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa e agli strumenti di registrazione degli accessi e delle presenze.
Le informazioni raccolte ai sensi dei commi 1 e 2 sono utilizzabili a tutti i fini connessi al rapporto di lavoro a condizione che sia data al lavoratore adeguata informazione delle modalità d'uso degli strumenti e di effettuazione dei controlli e nel rispetto di quanto disposto dal decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196.»
Senza una policy informatica comunicata ai dipendenti, i dati estratti dalle email rischiano di essere inutilizzabili nel rapporto di lavoro e di esporre chi li ha raccolti. La casella personale del dipendente, o i suoi account privati, restano fuori: la "corrispondenza" tutelata dall'art. 616 c.p. comprende anche quella informatica e telematica.
Quali rischi penali corre chi conduce un'indagine interna?
I rischi riguardano sia chi materialmente indaga (funzione compliance, internal audit, consulenti informatici) sia chi dispone l'indagine. Le condotte più esposte sono l'accesso a sistemi o account senza titolo, la lettura di corrispondenza chiusa, il controllo a distanza fuori dall'art. 4 Statuto, la diffusione del report con dati personali.
| Condotta | Reato | Pena |
|---|---|---|
| Entrare in account o aree del sistema senza autorizzazione, o oltre i limiti fissati dal titolare | Accesso abusivo (art. 615-ter c.p.) | Fino a 3 anni; da 2 a 10 anni nelle ipotesi aggravate |
| Leggere o sottrarre corrispondenza, anche elettronica, non diretta a sé | Violazione di corrispondenza (art. 616 c.p.) | Fino a 1 anno o multa da 30 a 516 euro; fino a 3 anni se si rivela il contenuto con nocumento |
| Installare strumenti di controllo a distanza senza accordo o autorizzazione | Art. 171 D.Lgs. 196/2003 e art. 38 L. 300/1970 | Ammenda o arresto da 15 giorni a 1 anno |
| Trattare dati sanitari o giudiziari dei dipendenti in violazione delle regole, per profitto o danno, con nocumento | Trattamento illecito (art. 167, comma 2, D.Lgs. 196/2003) | Reclusione da 1 a 3 anni |
| Rendere al Garante dichiarazioni false sull'indagine | Art. 168 D.Lgs. 196/2003 | Reclusione da 6 mesi a 3 anni |
| Diffondere il report con accuse non verificate | Diffamazione (art. 595 c.p.) | Fino a 1 anno, fino a 2 anni con fatto determinato |
Sul reato di trattamento illecito e sulla differenza con l'accesso abusivo si veda la pagina sull'art. 167 del Codice privacy.
I risultati di un'indagine interna possono essere acquisiti dal pubblico ministero?
Sì. Il report, gli allegati e i verbali delle interviste sono documenti: l'art. 234 c.p.p. consente l'acquisizione di scritti o altri documenti che rappresentano fatti, persone o cose con qualsiasi mezzo. Se sono custoditi in azienda possono essere oggetto di richiesta di consegna o di sequestro.
Le protezioni esistono, ma sono legate alla figura del difensore. Presso i difensori, gli investigatori privati autorizzati e i consulenti tecnici non si possono sequestrare carte o documenti "relativi all'oggetto della difesa", salvo che costituiscano corpo del reato (art. 103, comma 2, c.p.p.); i risultati di perquisizioni, sequestri o intercettazioni eseguiti in violazione di queste regole non possono essere utilizzati (comma 7). Un'indagine condotta dalla sola funzione compliance, senza mandato difensivo, non gode di questa tutela. Sulle fasi del procedimento in cui queste regole operano si veda la pagina sulla procedura penale.
Il dipendente sentito in un'indagine interna può farsi assistere da un avvocato?
Nessuna norma generale impone all'azienda di ammettere l'avvocato del dipendente a un'intervista interna, né obbliga il dipendente a parteciparvi senza assistenza: molto dipende dalla procedura aziendale e dal contratto collettivo. Se il colloquio sfocia in una contestazione disciplinare, valgono le garanzie di quel procedimento.
Il quadro cambia se l'intervista è condotta dal difensore dell'impresa come investigazione difensiva. L'art. 391-bis c.p.p. impone di avvertire la persona della qualità di chi procede, dello scopo del colloquio, dell'obbligo di dichiarare se è indagata o imputata nello stesso procedimento o in uno connesso, e della facoltà di non rispondere (comma 3). Se la persona è indagata o imputata nello stesso procedimento, in un procedimento connesso o per un reato collegato, il suo difensore va avvisato almeno 24 ore prima e la sua presenza è necessaria (comma 5). Le dichiarazioni raccolte violando queste regole non sono utilizzabili e la violazione è illecito disciplinare (comma 6).
Che differenza c'è tra indagini interne e investigazioni difensive?
Le investigazioni difensive sono un istituto del codice di procedura penale: il difensore, dal momento dell'incarico risultante da atto scritto, può ricercare elementi di prova a favore del proprio assistito (art. 327-bis c.p.p.), anche prima che esista un procedimento, se ha ricevuto un mandato per l'eventualità che si instauri (art. 391-nonies). Le indagini interne sono invece un'attività organizzativa dell'impresa, utile ma priva di regole processuali proprie.
La norma — art. 391-nonies, commi 1 e 2, c.p.p. (testo letto su Brocardi)
«L'attività investigativa prevista dall'articolo 327 bis, con esclusione degli atti che richiedono l'autorizzazione o l'intervento dell'autorità giudiziaria, può essere svolta anche dal difensore che ha ricevuto apposito mandato per l'eventualità che si instauri un procedimento penale.
Il mandato è rilasciato con sottoscrizione autenticata e contiene la nomina del difensore e l'indicazione dei fatti ai quali si riferisce.»
| Aspetto | Indagine interna | Investigazione difensiva |
|---|---|---|
| Base | Modello 231, D.Lgs. 24/2023, poteri del datore di lavoro | Artt. 327-bis e 391-bis ss. c.p.p. |
| Chi la svolge | Compliance, internal audit, OdV, consulenti | Difensore, sostituto, investigatori autorizzati, consulenti tecnici |
| Quando | In qualsiasi momento | Dall'incarico scritto; prima del procedimento con mandato autenticato (art. 391-nonies) |
| Interviste | Secondo la procedura aziendale | Con gli avvertimenti dell'art. 391-bis, comma 3 |
| Uso nel processo | Documento acquisibile ex art. 234 c.p.p. | Atti utilizzabili nei modi del codice; inutilizzabili se raccolti in violazione (art. 391-bis, comma 6) |
| Protezione dal sequestro | Nessuna specifica | Carte relative all'oggetto della difesa presso il difensore (art. 103, comma 2) |
Come si tutela il whistleblower durante un'indagine interna?
Quando l'indagine nasce da una segnalazione, le regole del D.Lgs. 24/2023 accompagnano tutta l'attività. La segnalazione non può essere usata oltre quanto necessario per darle seguito, e l'identità del segnalante, o qualsiasi informazione da cui possa desumersi, non può essere rivelata senza il suo consenso espresso a persone diverse da quelle autorizzate (art. 12, commi 1 e 2). Chi indaga deve quindi evitare di mostrare la segnalazione agli intervistati o di formulare domande che rivelino da chi proviene.
Ogni misura sfavorevole adottata verso il segnalante durante o dopo l'indagine si presume ritorsiva (art. 17). Le tutele del segnalante sono descritte nella pagina sul whistleblowing.
Il report di un'indagine interna è coperto dal segreto professionale?
Solo in parte, e solo se l'indagine è affidata a un avvocato. Gli avvocati, come gli investigatori privati autorizzati e i consulenti tecnici, possono astenersi dal testimoniare su quanto conosciuto per la professione (art. 200, comma 1, lett. b, c.p.p.) e, se richiesti di consegnare documenti, possono dichiarare per iscritto che si tratta di segreto professionale; se il giudice ritiene la dichiarazione infondata, dispone il sequestro (art. 256, commi 1 e 2). La funzione compliance interna non rientra in queste categorie.
Tempi
- Ricezione della segnalazione: avviso entro 7 giorni (art. 5 D.Lgs. 24/2023).
- Scelta dell'impianto: indagine interna o mandato difensivo con sottoscrizione autenticata (art. 391-nonies).
- Interviste a persone indagate: avviso al loro difensore almeno 24 ore prima (art. 391-bis, comma 5).
- Riscontro al segnalante entro 3 mesi dall'avviso.
Esempio (caso ricostruito a fini illustrativi)
Una società riceve una segnalazione su pagamenti anomali a un funzionario pubblico. Il consiglio conferisce a un avvocato un mandato ex art. 391-nonies, che affida l'analisi contabile a un consulente tecnico. L'avvocato estrae le email dalle caselle aziendali previste dalla policy informatica già comunicata ai dipendenti, non dagli account personali. Il responsabile acquisti, già indagato, viene sentito con il suo difensore avvisato 24 ore prima. Il report resta nello studio del difensore. Quando la procura avvia le indagini, la società può scegliere quali elementi produrre a sostegno del modello 231.
Errori da evitare
- Accedere all'account personale del dipendente: si rischiano gli artt. 615-ter e 616 c.p.
- Usare dati da strumenti di lavoro senza aver informato i dipendenti sui controlli: sono inutilizzabili nel rapporto di lavoro (art. 4, comma 3, Statuto).
- Intervistare un dipendente già indagato senza avvisare il suo difensore: le dichiarazioni sono inutilizzabili (art. 391-bis, commi 5 e 6).
- Lasciare il report negli archivi aziendali pensando che sia coperto: fuori dal mandato difensivo non opera l'art. 103, comma 2.
- Rivelare agli intervistati l'identità del segnalante: viola l'art. 12 D.Lgs. 24/2023.
Domande frequenti
Cosa sono le indagini interne aziendali e quando conviene avviarle?
Sono gli accertamenti con cui l'impresa verifica possibili illeciti al proprio interno. Non hanno una legge unica: si basano sul modello 231 (art. 6 D.Lgs. 231/2001) e sull'obbligo di dare seguito alle segnalazioni (art. 5 D.Lgs. 24/2023). Conviene avviarle dopo una segnalazione, alla notizia di un procedimento penale o prima di una contestazione disciplinare.
Un'azienda può controllare le email dei dipendenti durante un'indagine interna?
Può controllare la casella aziendale, che è uno strumento di lavoro (art. 4, comma 2, L. 300/1970), ma i dati sono utilizzabili solo se il dipendente è stato adeguatamente informato sulle modalità dei controlli e nel rispetto del Codice privacy (comma 3). Gli account personali restano protetti dagli artt. 615-ter e 616 c.p.
I risultati di un'indagine interna aziendale possono essere acquisiti dal pubblico ministero?
Sì. Report e allegati sono documenti acquisibili ai sensi dell'art. 234 c.p.p. e, se custoditi in azienda, possono essere sequestrati. Il divieto di sequestro dell'art. 103, comma 2, c.p.p. riguarda solo le carte relative all'oggetto della difesa detenute dal difensore, dagli investigatori autorizzati o dai consulenti tecnici.
Quali rischi penali corre chi conduce un'indagine interna in azienda?
Chi indaga senza regole può rispondere di accesso abusivo (art. 615-ter c.p., fino a tre anni), violazione di corrispondenza anche elettronica (art. 616 c.p.), controllo a distanza illecito (art. 171 D.Lgs. 196/2003 con le pene dell'art. 38 dello Statuto) e trattamento illecito di dati (art. 167 D.Lgs. 196/2003).
Il dipendente sentito durante un'indagine interna aziendale può farsi assistere da un avvocato?
Nessuna norma generale lo impone o lo esclude: dipende dalla procedura aziendale e dal contratto collettivo. Se l'intervista è un'investigazione difensiva e il dipendente è indagato nello stesso procedimento o in uno connesso, il suo difensore va avvisato almeno 24 ore prima e deve essere presente (art. 391-bis, comma 5, c.p.p.).
Che differenza c'è tra indagini interne aziendali e investigazioni difensive?
Le indagini interne sono un'attività organizzativa dell'impresa senza regole processuali proprie. Le investigazioni difensive sono svolte dal difensore con incarico scritto (art. 327-bis c.p.p.), anche prima del procedimento con mandato autenticato (art. 391-nonies), con avvertimenti obbligatori agli intervistati e la protezione delle carte difensive dal sequestro.
Come si tutela il whistleblower durante un'indagine interna aziendale?
Chi indaga non può rivelare l'identità del segnalante, né informazioni da cui desumerla, a persone non autorizzate senza il suo consenso espresso (art. 12 D.Lgs. 24/2023), e la segnalazione non può essere usata oltre quanto necessario. Ogni misura sfavorevole verso il segnalante si presume ritorsiva ai sensi dell'art. 17.
Il report di un'indagine interna aziendale è coperto dal segreto professionale?
Solo se redatto da un avvocato nell'ambito di un mandato difensivo. L'avvocato può astenersi dal testimoniare (art. 200 c.p.p.) e opporre per iscritto il segreto alla richiesta di consegna (art. 256 c.p.p.), ma il giudice può disporre il sequestro se la dichiarazione è infondata. La funzione compliance interna non gode di questa tutela.
Fonti
- L. 300/1970, art. 4 - Impianti audiovisivi e altri strumenti di controllo (Brocardi)
- L. 300/1970, art. 38 - Disposizioni penali (Brocardi)
- D.Lgs. 196/2003, art. 171 (Brocardi)
- D.Lgs. 231/2001, art. 6 (Brocardi)
- Codice di procedura penale, art. 103 (Brocardi)
- Codice di procedura penale, art. 234 (Brocardi)
- Codice di procedura penale, art. 256 (Brocardi)
- Codice di procedura penale, art. 200 (Brocardi)
- Codice di procedura penale, art. 327-bis (Brocardi)
- Codice di procedura penale, art. 391-bis (Brocardi)
- Codice di procedura penale, art. 391-nonies (Brocardi)
- D.Lgs. 24/2023 - Gazzetta Ufficiale n. 63 del 15.3.2023 (PDF)
- Codice penale, art. 616 (Brocardi)
Approfondimenti
- Whistleblowing: tutele penali di chi segnala
- Trattamento illecito di dati personali: art. 167
- Organismo di Vigilanza 231: quando risponde penalmente
- Web scraping: quando raccogliere dati diventa reato
- Denuncia anonima: che valore ha nel processo
- Tutte le guide: Reati d'impresa, societari e sicurezza sul lavoro
