Reati d'impresa, societari e sicurezza sul lavoro
Organismo di Vigilanza 231: quando risponde penalmente
In questa guida
- Quali sono i compiti dell'Organismo di Vigilanza?
- L'Organismo di Vigilanza può essere indagato per un reato commesso in azienda?
- L'OdV ha un obbligo giuridico di impedire i reati in azienda?
- Che differenza c'è tra la responsabilità dell'OdV e quella del collegio sindacale?
- Un componente dell'OdV può essere chiamato a testimoniare?
- Quali verbali deve tenere l'OdV per dimostrare di aver vigilato?
- Cosa rischia l'azienda se l'OdV non ha controllato davvero?
- Domande frequenti
- Fonti
Il componente dell'Organismo di Vigilanza 231 risponde penalmente solo se concorre nel reato con una condotta propria. L'art. 6 del D.Lgs. 231/2001 gli affida la vigilanza sul funzionamento e l'osservanza del modello, non poteri per impedire i reati degli amministratori: la responsabilità per omesso impedimento dell'art. 40, comma 2, c.p. è quindi difficile da configurare. Se l'OdV non vigila, a pagare è anzitutto la società.
In sintesi
- L'art. 6, comma 1, lett. b), D.Lgs. 231/2001 affida all'OdV il compito di vigilare sul funzionamento e l'osservanza dei modelli e di curarne l'aggiornamento, con «autonomi poteri di iniziativa e di controllo».
- L'art. 40, comma 2, c.p. equipara il non impedire un evento al cagionarlo solo per chi ha l'«obbligo giuridico» di impedirlo: la legge non attribuisce all'OdV poteri impeditivi sulla gestione.
- L'OdV può rispondere in concorso se partecipa attivamente al reato o lo agevola consapevolmente.
- La «omessa o insufficiente vigilanza» dell'OdV fa perdere alla società l'esimente dell'art. 6, comma 1, lett. d).
- Nelle società di capitali il collegio sindacale può svolgere le funzioni di OdV (art. 6, comma 4-bis): in quel caso i sindaci conservano i doveri propri della carica.
- Il componente dell'OdV non rientra fra i soggetti che l'art. 200 c.p.p. esonera dal testimoniare per segreto professionale.
Quali sono i compiti dell'Organismo di Vigilanza?
Il D.Lgs. 231/2001 non dedica all'OdV una disciplina organica. I suoi compiti si ricavano dall'art. 6, che elenca le condizioni perché la società non risponda del reato commesso da un apicale. Una di queste è che «il compito di vigilare sul funzionamento e l'osservanza dei modelli di curare il loro aggiornamento» sia stato affidato a «un organismo dell'ente dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo» (comma 1, lett. b).
Dal testo si ricavano tre funzioni:
- vigilanza sul funzionamento: verificare che il modello sia adeguato ai rischi dell'ente e che i protocolli funzionino;
- vigilanza sull'osservanza: controllare che dipendenti e vertici rispettino il modello, anche attraverso i flussi informativi che il modello deve prevedere verso l'OdV (art. 6, comma 2, lett. d);
- cura dell'aggiornamento: proporre modifiche quando emergono violazioni significative o cambiano organizzazione e attività (art. 7, comma 4, lett. a).
Negli enti di piccole dimensioni questi compiti possono essere svolti direttamente dall'organo dirigente (art. 6, comma 4). Nelle società di capitali possono essere affidati al collegio sindacale, al consiglio di sorveglianza o al comitato per il controllo della gestione (art. 6, comma 4-bis).
La norma — art. 6, comma 1, D.Lgs. 231/2001 (testo vigente, Brocardi)
«Se il reato è stato commesso dalle persone indicate nell'articolo 5, comma 1, lettera a), l'ente non risponde se prova che: a) l'organo dirigente ha adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi; b) il compito di vigilare sul funzionamento e l'osservanza dei modelli di curare il loro aggiornamento è stato affidato a un organismo dell'ente dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo; c) le persone hanno commesso il reato eludendo fraudolentemente i modelli di organizzazione e di gestione; d) non vi è stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell'organismo di cui alla lettera b).»
L'Organismo di Vigilanza può essere indagato per un reato commesso in azienda?
Può esserlo, ma la base della contestazione va individuata con precisione. Le strade sono due.
Concorso attivo. Il componente dell'OdV che partecipa alla decisione illecita, suggerisce come aggirare un protocollo o firma documenti che sa servire a occultare il reato risponde come qualsiasi concorrente (art. 110 c.p.). Qui la qualifica di OdV è irrilevante: conta la condotta.
Omesso impedimento. È l'ipotesi più discussa. L'art. 40, comma 2, c.p. stabilisce che «non impedire un evento, che si ha l'obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo». Per applicarla occorre un obbligo giuridico di impedire il reato altrui e poteri idonei a farlo. L'art. 6 attribuisce all'OdV un obbligo di vigilanza sul modello, non sulla gestione: l'OdV non può revocare amministratori, bloccare pagamenti, sospendere lavorazioni o convocare l'assemblea. Manca quindi, secondo la lettura del testo, il presupposto della posizione di garanzia.
La contestazione, quando arriva, tende a sovrapporre l'OdV ad altri organi. La difesa parte dal documento istitutivo e dal regolamento dell'OdV: se lo statuto interno gli ha attribuito poteri ulteriori, anche operativi, il quadro cambia e va esaminato caso per caso.
L'OdV ha un obbligo giuridico di impedire i reati in azienda?
Il D.Lgs. 231/2001 non lo prevede. La funzione dell'OdV è strumentale all'esimente della società: il legislatore la costruisce come condizione perché l'ente non risponda, non come presidio penale contro i reati dei singoli. Anche il D.Lgs. 81/2008, quando richiama i modelli 231 in materia di sicurezza, chiede un «idoneo sistema di controllo sull'attuazione del medesimo modello» (art. 30, comma 4), senza trasferire all'organo di controllo gli obblighi del datore di lavoro.
Diverso è il caso in cui l'OdV riceva una segnalazione precisa e la ignori. La sua inerzia non lo rende, di per sé, autore del reato, ma priva la società della difesa fondata sul modello e può esporre il componente ad azioni di responsabilità civile verso l'ente per inadempimento dell'incarico. Le segnalazioni interne seguono la disciplina richiamata dall'art. 6, comma 2-bis, descritta nella pagina sulle tutele penali di chi segnala.
Che differenza c'è tra la responsabilità dell'OdV e quella del collegio sindacale?
| Elemento | Organismo di Vigilanza 231 | Collegio sindacale / organo di controllo |
|---|---|---|
| Fonte | Art. 6 D.Lgs. 231/2001 e modello dell'ente | Codice civile, artt. 2396-quinquies, 2403-bis e 2407 |
| Oggetto della vigilanza | Funzionamento, osservanza e aggiornamento del modello | Osservanza della legge e dello statuto, corretta amministrazione, adeguatezza degli assetti |
| Poteri | Iniziativa e controllo previsti dal modello | Atti di ispezione e controllo, anche individuali (art. 2403-bis) |
| Destinatario delle relazioni | Organo dirigente, secondo il modello | Assemblea (art. 2396-quinquies, secondo comma) |
| Responsabilità civile | Contrattuale verso l'ente | Verso società, soci, creditori e terzi, entro multipli del compenso (art. 2407) |
| Posizione di garanzia penale | Non prevista dalla legge | Ipotizzabile sui doveri di vigilanza della carica |
Il D.Lgs. 27 marzo 2026, n. 47 ha introdotto l'art. 2396-quinquies c.c., secondo cui l'organo di controllo vigila «sull'osservanza della legge e dello statuto, sul rispetto dei principi di corretta amministrazione» e sull'adeguatezza dell'assetto organizzativo, compreso il sistema di controllo interno. È una vigilanza sulla gestione, a differenza di quella dell'OdV. La Cassazione, in materia di bancarotta, ha esaminato la responsabilità omissiva dei sindaci verificando se l'esercizio dei poteri di controllo avrebbe impedito l'illecito (Cass. pen. n. 23175/2025, massimata su Brocardi sub art. 40 c.p.).
Quando l'art. 6, comma 4-bis, affida le funzioni di OdV al collegio sindacale, le due posizioni si sommano nella stessa persona: il sindaco-OdV conserva i doveri e le responsabilità della carica di sindaco.
Un componente dell'OdV può essere chiamato a testimoniare?
Sì. L'art. 200 c.p.p. esonera dall'obbligo di deporre su quanto conosciuto per ragione del proprio ufficio o professione solo alcune categorie: ministri di confessioni religiose, avvocati, investigatori privati autorizzati, consulenti tecnici, notai, esercenti professioni sanitarie e gli altri cui la legge riconosce la facoltà di astenersi. Il componente dell'OdV, in quanto tale, non compare nell'elenco.
Se il componente è anche avvocato, occorre stabilire se l'informazione è stata acquisita nell'esercizio della professione forense o nella funzione di vigilanza: nel secondo caso l'esonero è discutibile. Se invece il componente è a sua volta indagato per un fatto collegato, la sua posizione processuale cambia e si applicano le regole illustrate nella pagina sul testimone assistito e l'imputato di reato connesso.
Quali verbali deve tenere l'OdV per dimostrare di aver vigilato?
La legge non elenca i documenti dell'OdV. Nel processo, però, la società deve provare che non vi è stata «omessa o insufficiente vigilanza» (art. 6, comma 1, lett. d), e questa prova passa quasi solo dai documenti. Nella prassi si utilizzano:
| Documento | Che cosa dimostra |
|---|---|
| Regolamento e piano annuale di vigilanza | Che i controlli erano programmati sulle aree a rischio individuate dal modello (art. 6, comma 2, lett. a) |
| Verbali delle riunioni | Continuità dell'attività, temi esaminati, decisioni assunte |
| Registro dei flussi informativi ricevuti | Che gli obblighi di informazione verso l'OdV (art. 6, comma 2, lett. d) funzionavano |
| Verbali di audit e interviste | Verifiche effettive su processi e protocolli |
| Relazioni periodiche all'organo dirigente | Che le criticità sono state riferite a chi aveva il potere di intervenire |
| Proposte di aggiornamento del modello | Adempimento del compito di curare l'aggiornamento (art. 7, comma 4, lett. a) |
Un verbale generico, identico ogni trimestre, non dimostra una vigilanza effettiva. Quando l'OdV conduce verifiche su fatti potenzialmente illeciti, valgono le cautele descritte nella pagina sulle indagini interne aziendali.
Cosa rischia l'azienda se l'OdV non ha controllato davvero?
Rischia di perdere l'esimente. Anche con un modello formalmente adeguato, l'art. 6, comma 1, lett. d), esclude la difesa se c'è stata omessa o insufficiente vigilanza. La società resta così esposta alle sanzioni dell'art. 9: sanzione pecuniaria, sanzioni interdittive, confisca e pubblicazione della sentenza. Le interdittive possono essere chieste anche in via cautelare durante le indagini, come spiegato nella pagina sulle misure interdittive cautelari contro la società.
Per i reati commessi dai sottoposti, l'art. 7 esclude la responsabilità dell'ente se prima del reato era stato adottato ed efficacemente attuato un modello idoneo; l'efficace attuazione richiede verifiche periodiche e un sistema disciplinare. Anche qui l'attività dell'OdV è la prova principale. Il quadro dei reati che fondano la responsabilità dell'ente è nella sezione reati d'impresa e responsabilità 231.
Esempio (caso ricostruito a fini illustrativi)
In un'azienda manifatturiera un lavoratore subisce lesioni gravi per la rimozione di una protezione da un macchinario. La procura indaga il datore di lavoro e contesta alla società l'illecito dell'art. 25-septies. Nel fascicolo compare una relazione dell'OdV di un anno prima che segnalava, in modo generico, «criticità nella manutenzione».
La difesa della società deve dimostrare che l'OdV ha seguito la criticità: richieste di chiarimento, verifiche successive, relazione all'organo dirigente. Il componente dell'OdV, sentito come persona informata, conferma di aver segnalato la questione e di non avere poteri sulla manutenzione. La sua posizione penale non è in discussione; è in discussione se la vigilanza sia stata sufficiente a sostenere l'esimente della società.
Errori da evitare
- Affidare all'OdV compiti operativi (autorizzare pagamenti, gestire la sicurezza): lo si espone a una posizione di garanzia che la legge non gli attribuisce e se ne compromette l'autonomia.
- Tenere verbali generici e ripetitivi: nel processo non provano la vigilanza e la società perde l'esimente dell'art. 6, comma 1, lett. d).
- Ricevere una segnalazione senza tracciare il seguito: l'inerzia documentata è l'argomento principale dell'accusa contro l'ente.
- Presumere che il componente avvocato possa sempre opporre il segreto professionale: l'art. 200 c.p.p. copre ciò che è conosciuto per ragione della professione, non automaticamente ciò che è conosciuto come OdV.
- Nominare il collegio sindacale come OdV senza considerare che i sindaci conservano i doveri e le responsabilità propri della carica.
Domande frequenti
L'Organismo di Vigilanza 231 può essere indagato per un reato commesso in azienda?
Sì, ma solo se ha concorso nel reato con una condotta propria, ad esempio partecipando alla decisione illecita. L'omesso impedimento dell'art. 40, comma 2, c.p. richiede un obbligo giuridico di impedire l'evento, mentre l'art. 6 del D.Lgs. 231/2001 affida all'OdV la vigilanza sul modello, non poteri sulla gestione.
Quali sono i compiti dell'Organismo di Vigilanza previsto dal d.lgs. 231/2001?
L'art. 6, comma 1, lettera b), del D.Lgs. 231/2001 gli affida il compito di vigilare sul funzionamento e sull'osservanza dei modelli organizzativi e di curarne l'aggiornamento, con autonomi poteri di iniziativa e di controllo. Il modello deve prevedere flussi informativi obbligatori verso l'OdV, come stabilisce il comma 2, lettera d).
Un membro dell'OdV risponde se non segnala un illecito di cui era a conoscenza?
Penalmente, di regola no: la legge non gli impone un obbligo giuridico di impedire i reati altrui, presupposto dell'art. 40, comma 2, c.p. L'inerzia può però far perdere alla società l'esimente dell'art. 6, comma 1, lettera d), del D.Lgs. 231/2001 ed esporre il componente a responsabilità civile verso l'ente.
L'OdV ha un obbligo giuridico di impedire i reati in azienda?
Il D.Lgs. 231/2001 non lo prevede. L'art. 6 affida all'OdV la vigilanza su funzionamento, osservanza e aggiornamento del modello, senza poteri di revocare amministratori, bloccare operazioni o sospendere attività. Manca quindi, secondo il testo della legge, la posizione di garanzia richiesta dall'art. 40, comma 2, c.p., salvo poteri ulteriori attribuiti dal modello.
Che differenza c'è tra la responsabilità dell'OdV e quella del collegio sindacale?
Il collegio sindacale vigila su osservanza della legge e corretta amministrazione, come prevede l'art. 2396-quinquies c.c. introdotto dal D.Lgs. 47/2026, e ha poteri di ispezione individuali (art. 2403-bis). L'OdV vigila solo sul modello 231. Per questo per i sindaci una posizione di garanzia è ipotizzabile, per l'OdV la legge non la prevede.
Un componente dell'Organismo di Vigilanza 231 può essere chiamato a testimoniare?
Sì. L'art. 200 c.p.p. esonera dal deporre solo categorie determinate, come avvocati, notai, consulenti tecnici ed esercenti professioni sanitarie, per ciò che conoscono per ragione della professione. Il componente dell'OdV in quanto tale non vi rientra; se è indagato per un fatto collegato, si applicano le regole sul testimone assistito.
Quali verbali deve tenere l'OdV per dimostrare di aver vigilato?
La legge non li elenca, ma la società deve provare l'assenza di omessa o insufficiente vigilanza, come richiede l'art. 6, comma 1, lettera d), del D.Lgs. 231/2001. Nella prassi servono piano di vigilanza, verbali delle riunioni, registro dei flussi informativi, verbali di audit, relazioni all'organo dirigente e proposte di aggiornamento del modello.
Cosa rischia l'azienda se l'Organismo di Vigilanza non ha controllato davvero il modello 231?
Rischia di perdere l'esimente: l'art. 6, comma 1, lettera d), del D.Lgs. 231/2001 esclude la difesa se c'è stata omessa o insufficiente vigilanza. La società resta esposta alle sanzioni dell'art. 9, cioè sanzione pecuniaria, sanzioni interdittive, confisca e pubblicazione della sentenza, anche con misure cautelari durante le indagini.
Fonti
- D.Lgs. 231/2001, art. 6 – Soggetti in posizione apicale e modelli di organizzazione (Brocardi)
- D.Lgs. 231/2001, art. 7 – Soggetti sottoposti all'altrui direzione (Brocardi)
- D.Lgs. 231/2001, art. 9 – Sanzioni amministrative (Brocardi)
- Codice penale, art. 40 – Rapporto di causalità (Brocardi, con massime)
- Codice di procedura penale, art. 200 – Segreto professionale (Brocardi)
- Codice civile, art. 2396-quinquies – Doveri dell'organo di controllo (Brocardi)
- Codice civile, art. 2403-bis – Poteri del collegio sindacale (Brocardi)
- Codice civile, art. 2407 – Responsabilità dei sindaci (Brocardi)
- D.Lgs. 81/2008, art. 30 – Modelli di organizzazione e di gestione (Brocardi)
Approfondimenti
- Delega di funzioni sulla sicurezza: art. 16 D.Lgs. 81/2008
- Indagini interne aziendali: regole e rischi penali
- Revisore legale: falsità nelle relazioni, art. 27
- Sindaci e amministratori locali: i reati più contestati
- DAO: chi risponde penalmente dei reati dell'organizzazione
- Tutte le guide: Reati d'impresa, societari e sicurezza sul lavoro
