Crypto, DeFi e reati informatici
Recovery scam: la truffa dei falsi recuperatori di fondi
In questa guida
- Cos'è la recovery scam dei falsi recuperatori di fondi?
- Chi ha già perso soldi in una truffa online può essere truffato di nuovo da falsi recuperatori?
- Come riconoscere un finto avvocato o una finta agenzia che promette di recuperare soldi persi con le criptovalute?
- Cosa fare se si è pagata una commissione a una società che prometteva di recuperare fondi truffati?
- Come si denuncia una truffa di recupero crediti crypto alla polizia postale?
- È possibile riavere i soldi pagati a falsi recuperatori tramite la banca?
- Chi si spaccia per funzionario di polizia o di un'autorità per recuperare fondi quali reati commette?
- Domande frequenti
- Fonti
La recovery scam è una seconda truffa ai danni di chi ha già perso denaro: falsi avvocati, società di recupero o finti funzionari promettono di restituire le somme in cambio di anticipi. È truffa (art. 640 c.p.), punita da 1 a 5 anni se il truffatore fa credere di eseguire un ordine dell'Autorità; la Consob avverte di non occuparsi di recupero crediti.
In sintesi
- Il bersaglio sono le vittime di truffe precedenti, spesso di investimenti in criptovalute: la Consob parla di «truffe al quadrato».
- La truffa base è punita con la reclusione da 6 mesi a 3 anni; da 1 a 5 anni se si ingenera l'erroneo convincimento di dover eseguire un ordine dell'Autorità.
- Chi finge di essere un funzionario pubblico può rispondere anche di usurpazione di funzioni pubbliche (art. 347 c.p., fino a 2 anni); chi si spaccia per avvocato, di esercizio abusivo della professione (art. 348 c.p., da 6 mesi a 3 anni).
- La Consob, con avvisi del 21 febbraio e del 15 dicembre 2025, ha segnalato falsi contatti a suo nome che chiedevano pagamenti per recuperare somme perse.
- La querela per la truffa non aggravata va presentata entro 3 mesi dalla notizia del fatto (art. 124 c.p.).
- I bonifici disposti dalla vittima sono di regola operazioni autorizzate: il rimborso automatico previsto per i pagamenti non autorizzati non si applica.
Cos'è la recovery scam dei falsi recuperatori di fondi?
La Consob la descrive così: «Colpisce chi ha già perso denaro. Qualcuno si presenta come avvocato, società di recupero o incaricato di un'autorità. Promette di recuperare le somme perse, ma chiede nuovi pagamenti anticipati». Il contatto arriva per telefono, e-mail, messaggi o annunci sui social rivolti proprio a chi cerca informazioni su come riavere il denaro perso.
Le richieste di pagamento hanno nomi diversi: commissione di apertura pratica, tassa di sblocco, cauzione per la liberazione dei fondi, imposta da versare prima del rimborso, spese per l'«analisi forense» della blockchain. Spesso il pagamento va fatto in criptovalute o su conti esteri. Dopo ogni versamento arriva una nuova richiesta, finché la vittima si ferma. Per il quadro delle altre frodi con le cripto-attività si rinvia alla sezione crypto, DeFi e reati informatici.
Chi ha già perso soldi in una truffa online può essere truffato di nuovo da falsi recuperatori?
Sì, ed è proprio il meccanismo della recovery scam. Chi ha perso somme in un falso trading online, in uno schema Ponzi o in una truffa romantica online compare spesso in elenchi di vittime che circolano tra gruppi criminali, a volte gli stessi della prima truffa. I truffatori conoscono importi, date e nomi delle piattaforme, e usano questi dettagli per risultare credibili.
La Consob, nella comunicazione del 21 febbraio 2025, ha segnalato soggetti che si presentavano come avvocati e sostenevano che l'Autorità potesse aiutare le vittime «a recuperare o "sbloccare" il denaro perso», usando indebitamente anche i loghi di AGCOM e AGCM. L'Autorità ha precisato che tali attività non le sono riferibili e che non si occupa di recupero crediti. Il 15 dicembre 2025 ha segnalato e-mail false a suo nome che chiedevano denaro «in cambio di finti servizi per il recupero di somme di denaro in precedenza perse».
Come riconoscere un finto avvocato o una finta agenzia che promette di recuperare soldi persi con le criptovalute?
Un avvocato iscritto all'albo è verificabile, non chiede pagamenti in criptovalute, non promette esiti e non contatta di propria iniziativa persone che non conosce proponendo un incarico. Le autorità pubbliche non chiedono somme ai privati per restituire fondi.
| Segnale | Perché è sospetto | Verifica |
|---|---|---|
| Contatto non richiesto da chi conosce già la perdita | I dati provengono dalla prima truffa o da elenchi di vittime | Chiedere nome, albo e sede, e verificarli in modo indipendente |
| Promessa di recupero certo o in tempi brevi | Nessun professionista può assicurare un risultato; la deontologia forense lo vieta | Diffidare di percentuali di successo e di "casi risolti" |
| Pagamento anticipato in criptovalute o verso conti esteri | I pagamenti sono difficili da recuperare e da attribuire | Pretendere fattura, mandato scritto e conto intestato al professionista |
| Presunto coinvolgimento di Consob, Banca d'Italia, polizia o tribunali | Le autorità non chiedono somme per restituire fondi | Contattare l'autorità usando recapiti presi dal suo sito ufficiale |
| Richiesta di installare app di accesso remoto o di fornire seed phrase | Consente di svuotare conti e wallet residui | Non concedere mai l'accesso al dispositivo o alle chiavi |
| Documenti con timbri, loghi e numeri di pratica | Sono facilmente contraffatti | Verificare il numero di procedimento presso l'ufficio giudiziario indicato |
Cosa fare se si è pagata una commissione a una società che prometteva di recuperare fondi truffati?
La Consob indica quattro passi: interrompere subito i pagamenti, non credere a chi promette di sbloccare i conti con nuovi versamenti, conservare tutto (e-mail, messaggi, numeri di telefono, schermate, ricevute dei bonifici) e segnalare i fatti alla Consob e alle forze di polizia.
Tempi
- Subito: sospendere ogni pagamento e chiedere alla propria banca di tentare il blocco o il richiamo dei bonifici appena eseguiti.
- Subito: interrompere l'accesso remoto eventualmente concesso, cambiare password e spostare eventuali cripto residue su un wallet nuovo.
- Entro 3 mesi dalla notizia del fatto: presentare querela per la truffa non aggravata (art. 124 c.p.); nelle ipotesi aggravate che prevedono la procedibilità d'ufficio basta la denuncia, senza termine.
- Entro 13 mesi dall'addebito: disconoscere eventuali pagamenti che la vittima non ha autorizzato, per esempio disposti dai truffatori tramite accesso remoto (D.Lgs. 11/2010).
La denuncia deve contenere gli estremi di tutti i pagamenti, compresi quelli della prima truffa: i due episodi sono spesso collegati e la ricostruzione unitaria aiuta la Procura a seguire i flussi. Quando i conti o gli exchange sono all'estero, le richieste di dati seguono i canali descritti nella pagina sulle indagini su exchange esteri.
Come si denuncia una truffa di recupero crediti crypto alla polizia postale?
La denuncia si presenta presso un ufficio della Polizia Postale e delle Comunicazioni, qualsiasi altro ufficio di polizia o dei Carabinieri, oppure direttamente alla Procura della Repubblica. È utile presentarla anche come querela, così da coprire le ipotesi procedibili solo su iniziativa della persona offesa. Il contenuto che rende la denuncia utilizzabile:
- cronologia dei contatti, con numeri di telefono, indirizzi e-mail, siti web e profili social;
- copia dei documenti ricevuti (mandati, "sentenze", lettere su carta intestata di autorità);
- estremi dei bonifici (IBAN, banca, data, importo) e, per le cripto, hash delle transazioni e indirizzi di destinazione;
- i dati della prima truffa, se la recovery scam ne è la prosecuzione.
È possibile riavere i soldi pagati a falsi recuperatori tramite la banca?
Dipende da come è stato eseguito il pagamento. Il D.Lgs. 11/2010 obbliga la banca a rimborsare le operazioni non autorizzate entro la fine della giornata operativa successiva, salvo dolo o colpa grave del cliente, con disconoscimento entro 13 mesi. Il bonifico disposto dalla stessa vittima, però, è di regola un'operazione autorizzata, anche se indotta con l'inganno: il rimborso automatico non si applica.
| Situazione | Strumento | Limiti |
|---|---|---|
| Bonifico appena disposto | Richiesta urgente alla banca di blocco o richiamo | Dipende dalla collaborazione della banca del beneficiario |
| Pagamento eseguito dai truffatori con accesso remoto | Disconoscimento come operazione non autorizzata (D.Lgs. 11/2010) | La banca può opporre la colpa grave del cliente |
| Contestazione della condotta della banca | Ricorso all'Arbitro Bancario Finanziario | Valuta il comportamento dell'intermediario, non quello dei truffatori |
| Fondi individuati su conti o exchange | Sequestro nel procedimento penale e costituzione di parte civile | Richiede che i fondi siano ancora rintracciabili |
Il recupero effettivo passa quasi sempre dal procedimento penale: se la Procura individua conti o wallet dei destinatari può disporne il sequestro, e la persona offesa può chiedere la restituzione e costituirsi parte civile.
Chi si spaccia per funzionario di polizia o di un'autorità per recuperare fondi quali reati commette?
Il fatto integra la truffa aggravata dell'art. 640, comma 2, n. 2, c.p., perché induce la vittima a pagare nell'erroneo convincimento di dover eseguire un ordine dell'Autorità: reclusione da 1 a 5 anni e multa da 309 a 1.549 euro, con procedibilità d'ufficio. Se il truffatore compie atti tipici della funzione che si attribuisce, può concorrere l'usurpazione di funzioni pubbliche (art. 347 c.p.); chi si presenta come avvocato e ne compie gli atti tipici può rispondere di esercizio abusivo della professione (art. 348 c.p.). La sostituzione di persona (art. 494 c.p.) riguarda l'uso del nome di un professionista reale. Lo schema è vicino a quello della truffa del finto carabiniere.
La norma — art. 640, commi 2 (nn. 2, 2-bis e 2-ter) e 3, c.p. (Brocardi)
«La pena è della reclusione da uno a cinque anni e della multa da euro 309 a euro 1.549: [...] 2) se il fatto è commesso ingenerando nella persona offesa il timore di un pericolo immaginario o l'erroneo convincimento di dovere eseguire un ordine dell'Autorità; 2-bis) se il fatto è commesso in presenza della circostanza di cui all'articolo 61, numero 5; 2-ter) se il fatto è commesso a distanza attraverso strumenti informatici o telematici idonei a ostacolare la propria o altrui identificazione.
Quando ricorre la circostanza di cui all'articolo 61, numero 5), la pena è della reclusione da due a sei anni e della multa da euro 700 a euro 3.000.»
Il n. 2-ter, introdotto dalla L. 90/2024, riguarda le truffe a distanza con strumenti che ostacolano l'identificazione, ma resta procedibile a querela. Il comma 3, introdotto dal D.L. 48/2025, eleva la pena da 2 a 6 anni quando il truffatore approfitta di circostanze che ostacolano la difesa, anche per l'età della vittima.
Esempio (caso ricostruito a fini illustrativi)
Una persona che ha perso una somma su una piattaforma di trading fittizia riceve una telefonata da un sedicente studio legale internazionale che conosce l'importo perso e il nome della piattaforma. Le viene inviato un "decreto di sblocco" con il logo di un'autorità di vigilanza e le si chiede di versare il 10% in stablecoin come imposta. Dopo il primo versamento arriva la richiesta di una cauzione.
La vittima interrompe i pagamenti e presenta denuncia-querela allegando entrambe le truffe. La Procura collega gli indirizzi usati per l'imposta a quelli della piattaforma originaria e chiede i dati all'exchange su cui i fondi sono stati convertiti. L'esito possibile è il sequestro di una parte dei fondi e la contestazione della truffa aggravata dall'erroneo convincimento di eseguire un ordine dell'Autorità.
Errori da evitare
- Versare un ulteriore importo "per sbloccare" il rimborso: ogni pagamento ne genera un altro e allontana il recupero.
- Fornire seed phrase o installare software di accesso remoto: si perdono anche le cripto e i fondi residui.
- Denunciare solo la seconda truffa: senza i dati della prima si perde il collegamento tra i flussi.
- Lasciar trascorrere più di 3 mesi senza querela quando la truffa non è aggravata: il reato diventa improcedibile.
Domande frequenti
Cos'è la recovery scam dei falsi recuperatori di fondi?
È una truffa rivolta a chi ha già perso denaro: falsi avvocati, società di recupero o finti funzionari promettono di restituire le somme perse e chiedono pagamenti anticipati. La Consob la definisce una «truffa al quadrato». Il fatto integra la truffa dell'art. 640 c.p., punita fino a 5 anni nelle ipotesi aggravate.
Come riconoscere un finto avvocato o una finta agenzia che promette di recuperare soldi persi con le criptovalute?
I segnali tipici sono il contatto non richiesto da chi conosce già la perdita, la promessa di un recupero certo, il pagamento anticipato in criptovalute o su conti esteri e il presunto coinvolgimento di autorità. Un avvocato reale è verificabile all'albo e, per regole deontologiche, non può promettere risultati.
Chi ha già perso soldi in una truffa online può essere truffato di nuovo da falsi recuperatori?
Sì, è il meccanismo tipico della recovery scam. Le vittime compaiono in elenchi usati dai gruppi criminali, che conoscono importi e piattaforme della prima truffa. La Consob, nella comunicazione del 21 febbraio 2025, ha segnalato falsi avvocati che promettevano di «sbloccare» il denaro perso usando indebitamente il suo nome.
Cosa fare se si è pagata una commissione a una società che prometteva di recuperare fondi truffati?
Occorre interrompere subito i pagamenti, chiedere alla banca di bloccare o richiamare i bonifici recenti, conservare messaggi e ricevute e presentare denuncia-querela. Per la truffa non aggravata la querela va proposta entro 3 mesi dalla notizia del fatto (art. 124 c.p.). La Consob raccomanda di segnalarle anche i falsi contatti.
Come si denuncia una truffa di recupero crediti crypto alla polizia postale?
Si presenta denuncia, meglio se anche querela, a un ufficio della Polizia Postale, a un altro ufficio di polizia o dei Carabinieri o alla Procura. Vanno allegati contatti usati, documenti ricevuti, estremi dei bonifici, hash delle transazioni e indirizzi di destinazione, insieme ai dati della prima truffa se collegata.
È possibile riavere i soldi pagati a falsi recuperatori tramite la banca?
Raramente in via automatica: il D.Lgs. 11/2010 impone il rimborso entro la giornata operativa successiva solo per le operazioni non autorizzate, e un bonifico disposto dalla vittima è di regola autorizzato. Restano il richiamo urgente del bonifico, il ricorso all'Arbitro Bancario Finanziario e il sequestro dei fondi nel procedimento penale.
Chi si spaccia per funzionario di polizia o di un'autorità per recuperare fondi quali reati commette?
Commette truffa aggravata dall'aver ingenerato l'erroneo convincimento di dover eseguire un ordine dell'Autorità (art. 640, comma 2, n. 2, c.p.), punita con la reclusione da 1 a 5 anni e procedibile d'ufficio. Possono concorrere l'usurpazione di funzioni pubbliche (art. 347 c.p.) e, per i falsi avvocati, l'esercizio abusivo della professione (art. 348 c.p.).
Fonti
- Codice penale, art. 640 – Truffa (Brocardi, testo con modifiche L. 90/2024 e D.L. 48/2025)
- Codice penale, art. 347 – Usurpazione di funzioni pubbliche (Brocardi)
- Codice penale, art. 348 – Esercizio abusivo di una professione (Brocardi)
- Codice penale, art. 494 – Sostituzione di persona (Brocardi)
- Codice penale, art. 124 – Termine per proporre la querela (Brocardi)
- Consob – Educazione finanziaria, Truffe e abusivismi
- Consob – Comunicazione del 21 febbraio 2025 (falsi avvocati e finto recupero crediti)
- Consob – Avvertenza del 15 dicembre 2025 (false e-mail a nome Consob per il recupero di somme)
- Banca d'Italia, L'economia per tutti – Operazioni di pagamento non autorizzate (D.Lgs. 11/2010)
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