Reati contro la pubblica amministrazione e la giustizia
Rivelazione di segreti d'ufficio art. 326
In questa guida
- Un dipendente pubblico che passa informazioni riservate a un amico commette reato?
- Quali pene rischia chi rivela notizie coperte da segreto d'ufficio?
- Consultare una banca dati pubblica per curiosità personale è rivelazione di segreti d'ufficio?
- Che differenza c'è tra rivelazione di segreti d'ufficio e accesso abusivo a un sistema informatico?
- Un poliziotto che informa qualcuno di un'indagine in corso cosa rischia?
- Cosa si intende per utilizzazione di segreti d'ufficio a proprio vantaggio?
- Cosa fare se un impiegato comunale viene indagato per aver divulgato dati di un fascicolo?
- Domande frequenti
- Fonti
L'art. 326 c.p. punisce con la reclusione da 6 mesi a 3 anni il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio che, violando i doveri d'ufficio o abusando della sua qualità, rivela notizie d'ufficio destinate a restare segrete o ne agevola la conoscenza. Se usa quelle notizie per un indebito profitto patrimoniale la pena sale da 2 a 5 anni; l'agevolazione colposa è punita fino a 1 anno.
In sintesi
- Rivelazione dolosa o agevolazione della conoscenza: reclusione da 6 mesi a 3 anni.
- Agevolazione soltanto colposa, per esempio per custodia negligente: reclusione fino a 1 anno.
- Utilizzazione per un indebito profitto patrimoniale: reclusione da 2 a 5 anni; per un profitto non patrimoniale o per danneggiare altri, fino a 2 anni.
- È un reato di pericolo concreto: la notizia deve essere idonea a recare pregiudizio (Cass. Sez. VI, n. 20677/2024).
- L'accesso a una banca dati per fini estranei al servizio è accesso abusivo aggravato (art. 615-ter, comma 2, n. 1): reclusione da 2 a 10 anni.
- Chi riceve la notizia risponde in concorso solo se ha istigato o indotto la rivelazione (Cass. Sez. VI, n. 11498/2025).
Un dipendente pubblico che passa informazioni riservate a un amico commette reato?
Sì, se l'informazione è una notizia d'ufficio che deve restare segreta e il dipendente la comunica violando i suoi doveri o abusando della sua qualità. Non conta il motivo: anche la confidenza fatta per cortesia integra l'art. 326, primo comma. Conta invece la natura della notizia.
Per «notizia d'ufficio» la giurisprudenza intende una specifica informazione su atti e fatti funzionalmente collegati all'attività istituzionale; un avvertimento generico sul rischio di intercettazioni non lo è (Cass. Sez. II, n. 16474/2024). Sono segrete non solo le notizie sottratte in ogni tempo alla divulgazione, ma anche quelle la cui diffusione è vietata dalle norme sul diritto di accesso, se svelate a chi non ne è titolare (Cass. Sez. VI, n. 39312/2022 e n. 35779/2023).
Esempi di condotte ritenute rilevanti dalla Cassazione:
- comunicare a un imprenditore concorrente l'elenco delle ditte partecipanti a una gara (Sez. VI, n. 20677/2024);
- anticipare la traccia di un tema d'esame ad alcuni candidati, escludendone altri (Sez. VI, n. 3157/2021).
La norma — art. 326 c.p. (testo vigente, Brocardi)
«Il pubblico ufficiale o la persona incaricata di un pubblico servizio, che, violando i doveri inerenti alle funzioni o al servizio, o comunque abusando della sua qualità, rivela notizie di ufficio, le quali debbano rimanere segrete, o ne agevola in qualsiasi modo la conoscenza, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.
Se l'agevolazione è soltanto colposa, si applica la reclusione fino a un anno.
Il pubblico ufficiale o la persona incaricata di un pubblico servizio, che, per procurare a sé o ad altri un indebito profitto patrimoniale, si avvale illegittimamente di notizie di ufficio, le quali debbano rimanere segrete, è punito con la reclusione da due a cinque anni. Se il fatto è commesso al fine di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto non patrimoniale o di cagionare ad altri un danno ingiusto, si applica la pena della reclusione fino a due anni.»
Quali pene rischia chi rivela notizie coperte da segreto d'ufficio?
L'art. 326 prevede quattro ipotesi con pene diverse. Accanto a queste, il fatto può integrare altri reati quando la notizia riguarda un procedimento penale o è stata ottenuta tramite un sistema informatico.
| Ipotesi | Norma | Pena |
|---|---|---|
| Rivelazione dolosa o agevolazione della conoscenza | Art. 326, comma 1, c.p. | Reclusione da 6 mesi a 3 anni |
| Agevolazione colposa | Art. 326, comma 2, c.p. | Reclusione fino a 1 anno |
| Utilizzazione per indebito profitto patrimoniale | Art. 326, comma 3, primo periodo, c.p. | Reclusione da 2 a 5 anni |
| Utilizzazione per profitto non patrimoniale o per danneggiare altri | Art. 326, comma 3, secondo periodo, c.p. | Reclusione fino a 2 anni |
| Rivelazione di segreti di un procedimento penale da parte di chi ha partecipato o assistito a un atto | Art. 379-bis c.p. | Reclusione fino a 1 anno, salvo più grave reato |
| Accesso abusivo del pubblico ufficiale con abuso dei poteri | Art. 615-ter, comma 2, n. 1, c.p. | Reclusione da 2 a 10 anni; da 4 a 12 anni se il sistema è di interesse pubblico o di ordine e sicurezza pubblica |
L'art. 326 non figura tra i reati per i quali l'art. 323-bis prevede la diminuzione per particolare tenuità. Nel corso del procedimento il giudice può disporre misure interdittive come la sospensione dall'ufficio: il funzionamento è spiegato nella pagina sulle misure interdittive.
Consultare una banca dati pubblica per curiosità personale è rivelazione di segreti d'ufficio?
Di per sé no: la sola consultazione non è una rivelazione, perché l'art. 326 richiede che la notizia sia comunicata o resa conoscibile a terzi, o utilizzata. La consultazione per fini personali può però integrare l'accesso abusivo a un sistema informatico, anche se il dipendente ha le credenziali.
Le Sezioni Unite hanno stabilito che integra l'art. 615-ter, secondo comma, n. 1, la condotta del pubblico ufficiale o dell'incaricato di pubblico servizio che, pur abilitato e senza violare le prescrizioni formali, accede o si mantiene nel sistema per ragioni ontologicamente estranee a quelle per cui l'accesso gli è consentito (Cass. Sez. Un., n. 41210/2017). In precedenza le Sezioni Unite n. 4694/2012 avevano ritenuto rilevante l'accesso che viola le condizioni e i limiti fissati dal titolare del sistema.
Se poi il dipendente riferisce ad altri ciò che ha letto, all'accesso abusivo si aggiunge la rivelazione dell'art. 326. Se i dati sono personali, entra in gioco anche il trattamento illecito di dati dell'art. 167 del Codice privacy.
Che differenza c'è tra rivelazione di segreti d'ufficio e accesso abusivo a un sistema informatico?
I due reati proteggono beni diversi e colpiscono momenti diversi. L'accesso abusivo tutela il sistema informatico e si consuma con l'ingresso o la permanenza non consentiti. La rivelazione tutela il buon andamento della pubblica amministrazione e si consuma quando la notizia esce dall'ufficio.
| Aspetto | Art. 326 c.p. | Art. 615-ter c.p. |
|---|---|---|
| Chi può commetterlo | Solo pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio | Chiunque; aggravato se pubblico ufficiale con abuso dei poteri |
| Condotta | Rivelare, agevolare la conoscenza, utilizzare notizie segrete | Introdursi o mantenersi in un sistema protetto contro la volontà del titolare |
| Serve un computer? | No: la notizia può essere orale o cartacea | Sì |
| Serve un terzo destinatario? | Sì, per la rivelazione | No |
| Pena per il pubblico ufficiale | Da 6 mesi a 3 anni (comma 1) | Da 2 a 10 anni; da 4 a 12 anni per sistemi di interesse pubblico |
| Procedibilità | D'ufficio | D'ufficio nelle ipotesi aggravate |
Quando l'informazione è stata presa dal sistema e poi comunicata, i due reati possono essere contestati insieme. Per il funzionamento dell'accesso abusivo in generale si veda la pagina su hacking etico e accesso abusivo.
Un poliziotto che informa qualcuno di un'indagine in corso cosa rischia?
Rischia la contestazione dell'art. 326, primo comma, con la reclusione da 6 mesi a 3 anni. Gli atti di indagine del pubblico ministero e della polizia giudiziaria sono coperti dal segreto fino a quando l'imputato non ne possa avere conoscenza e comunque non oltre la chiusura delle indagini preliminari (art. 329 c.p.p.): sono quindi notizie che «debbano rimanere segrete».
Se l'informazione serve a far eludere le investigazioni o a sottrarsi alle ricerche, può aggiungersi il favoreggiamento personale dell'art. 378 c.p., punito con la reclusione fino a 4 anni quando il reato presupposto prevede la reclusione. Se la notizia è stata tratta da una banca dati delle forze di polizia, la pena per l'accesso abusivo è quella del terzo comma dell'art. 615-ter, trattandosi di sistemi relativi all'ordine e alla sicurezza pubblica.
Chi riceve l'informazione non risponde automaticamente: per il concorso dell'estraneo occorre che abbia istigato o indotto il pubblico ufficiale a rivelare, non basta averla ricevuta (Cass. Sez. VI, n. 11498/2025). Se però la diffonde a sua volta con una condotta autonoma, può risponderne (Cass. Sez. V, n. 1957/2020; Sez. VI, n. 3755/2024).
Cosa si intende per utilizzazione di segreti d'ufficio a proprio vantaggio?
È l'ipotesi del terzo comma: il pubblico ufficiale non rivela la notizia, ma se ne avvale per procurare a sé o ad altri un profitto. La differenza con il primo comma sta nello sfruttamento del contenuto specifico dell'informazione. La Sez. VI, n. 16802/2021, ha precisato che la rivelazione per fini patrimoniali resta nel primo comma, mentre il terzo si applica quando il pubblico ufficiale sfrutta il contenuto specifico delle informazioni segrete per trarne profitto.
- Profitto patrimoniale indebito: reclusione da 2 a 5 anni.
- Profitto non patrimoniale ingiusto o fine di danneggiare altri: reclusione fino a 2 anni.
Rientrano nello schema, per esempio, l'uso di dati di un bando non ancora pubblicato per preparare un'offerta di una società collegata, o l'uso di informazioni su un controllo imminente per organizzarsi. In questi casi la contestazione può affiancarsi ai reati di corruzione o turbativa, trattati nell'hub reati contro la pubblica amministrazione.
Cosa fare se un impiegato comunale viene indagato per aver divulgato dati di un fascicolo?
La prima verifica riguarda la natura dei dati: se erano accessibili a chiunque, o al destinatario come titolare del diritto di accesso, manca il segreto. La seconda riguarda il canale: chi ha avuto accesso al fascicolo, con quali credenziali, in quali orari. I log dei sistemi informatici sono spesso la prova principale e vanno esaminati con un consulente.
Tempi
- Subito: nomina del difensore e astensione da contatti con colleghi e destinatari della presunta rivelazione, che potrebbero essere testimoni.
- Prima dell'interrogatorio: ricostruzione delle proprie mansioni, delle autorizzazioni di accesso e delle istruzioni ricevute.
- Durante le indagini: richiesta di copia dei log e verifica di chi altri aveva accesso agli stessi dati.
- In parallelo: gestione del procedimento disciplinare, che segue regole e tempi propri.
Chi segnala illeciti dell'amministrazione attraverso i canali previsti dalla legge gode di tutele diverse, descritte nella pagina sul whistleblowing. Per le regole generali sulle indagini si rinvia alla sezione procedura penale.
Esempio (caso ricostruito a fini illustrativi)
Un addetto all'anagrafe risponde al telefono a un conoscente e conferma che una certa persona ha cambiato residenza. Viene indagato per rivelazione di segreti d'ufficio. La difesa verifica se il dato era ottenibile da chiunque con una richiesta di certificato e se l'accesso al sistema è avvenuto per una pratica di servizio.
Se il dato era liberamente ottenibile, la linea è l'assenza del segreto. Se invece l'addetto ha consultato il sistema solo per rispondere al conoscente, il rischio si sposta sull'accesso abusivo aggravato, che ha pene più elevate: l'esito dipende dai log e dalle mansioni documentate.
Errori da evitare
- Cancellare messaggi o chat con il destinatario della notizia: può essere valutato come inquinamento probatorio e giustificare misure cautelari.
- Sostenere che la notizia era «nota a tutti» senza documentarlo: il segreto si valuta in base alle regole sull'accesso, non alla diffusione informale.
- Trascurare l'accesso abusivo: difendersi solo sulla rivelazione lascia scoperta l'ipotesi con la pena più alta.
- Per chi ha ricevuto la notizia: diffonderla a sua volta. La divulgazione autonoma successiva può fondare una responsabilità propria.
Domande frequenti
Un dipendente pubblico che passa informazioni riservate a un amico commette reato?
Sì, se comunica una notizia d'ufficio destinata a restare segreta violando i suoi doveri o abusando della qualità. L'art. 326, primo comma, c.p. prevede la reclusione da 6 mesi a 3 anni, qualunque sia il motivo. Non è notizia d'ufficio un avvertimento generico (Cass. Sez. II, n. 16474/2024).
Quali pene rischia chi rivela notizie coperte da segreto d'ufficio?
L'art. 326 c.p. prevede la reclusione da 6 mesi a 3 anni per la rivelazione dolosa, fino a 1 anno per l'agevolazione colposa, da 2 a 5 anni per l'utilizzazione a fini di profitto patrimoniale e fino a 2 anni per profitto non patrimoniale o per danneggiare altri. Può concorrere l'accesso abusivo.
Consultare una banca dati pubblica per curiosità personale è rivelazione di segreti d'ufficio?
Non di per sé, perché l'art. 326 c.p. richiede che la notizia arrivi a terzi o venga utilizzata. Ma per le Sezioni Unite (n. 41210/2017) il pubblico ufficiale che accede per ragioni estranee al servizio commette accesso abusivo aggravato, art. 615-ter, comma 2, n. 1, punito da 2 a 10 anni.
Un poliziotto che informa qualcuno di un'indagine in corso cosa rischia?
Rischia la rivelazione di segreti d'ufficio (art. 326 c.p., da 6 mesi a 3 anni), perché gli atti d'indagine sono segreti ai sensi dell'art. 329 c.p.p. Se l'informazione aiuta a eludere le indagini può aggiungersi il favoreggiamento dell'art. 378 c.p., punito con la reclusione fino a 4 anni.
Che differenza c'è tra rivelazione di segreti d'ufficio e accesso abusivo a un sistema informatico?
La rivelazione (art. 326 c.p.) punisce il pubblico ufficiale che comunica notizie segrete a terzi, anche a voce. L'accesso abusivo (art. 615-ter c.p.) punisce l'ingresso non consentito in un sistema informatico, anche senza divulgazione; per il pubblico ufficiale la pena va da 2 a 10 anni. I reati possono concorrere.
Cosa fare se un impiegato comunale viene indagato per aver divulgato dati di un fascicolo?
Occorre nominare un difensore, evitare contatti con colleghi e destinatari della notizia e ricostruire mansioni e autorizzazioni di accesso. Va verificato se i dati erano segreti secondo le norme sull'accesso, come richiesto da Cass. Sez. VI, n. 39312/2022, e quali log registrano la consultazione.
Cosa si intende per utilizzazione di segreti d'ufficio a proprio vantaggio?
È l'ipotesi dell'art. 326, terzo comma, c.p.: il pubblico ufficiale sfrutta il contenuto della notizia segreta invece di rivelarla. Per un indebito profitto patrimoniale la pena è da 2 a 5 anni; per un profitto non patrimoniale o per danneggiare altri, fino a 2 anni (Cass. Sez. VI, n. 16802/2021).
Fonti
- Codice penale, art. 326 - Rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio (Brocardi, con massime)
- Codice penale, art. 615-ter, con massime delle Sezioni Unite (Brocardi)
- Codice penale, art. 379-bis (Brocardi)
- Codice penale, art. 378 - Favoreggiamento personale (Brocardi)
- Codice di procedura penale, art. 329 (Brocardi)
- Codice penale, art. 323-bis (Brocardi)
Approfondimenti
- Omessa denuncia del pubblico ufficiale art. 361
- Rifiuto e omissione di atti d'ufficio art. 328
- Induzione indebita art. 319-quater: il reato di mezzo
- Hacking etico e bug bounty: quando è accesso abusivo
- Cryptojacking: minare con computer altrui è reato?
- Tutte le guide: Reati contro la pubblica amministrazione e la giustizia
