Reati d'impresa, societari e sicurezza sul lavoro
Whistleblowing: tutele penali di chi segnala
In questa guida
- Chi segnala illeciti sul lavoro è protetto dal licenziamento?
- Il whistleblower può essere denunciato per diffamazione o rivelazione di segreti?
- Come si fa una segnalazione in modo anonimo?
- Che differenza c'è tra segnalazione interna, esterna all'ANAC e divulgazione pubblica?
- Il whistleblowing tutela anche chi lavora nel settore privato?
- Cosa fare se si subiscono ritorsioni dopo la segnalazione?
- Chi fa una segnalazione falsa perde le tutele?
- Quali prove conviene raccogliere prima di segnalare?
- Domande frequenti
- Fonti
Chi segnala violazioni secondo il D.Lgs. 24/2023 è protetto: le ritorsioni, licenziamento compreso, sono vietate e gli atti ritorsivi sono nulli (artt. 17 e 19); non è punibile per la rivelazione di segreti o per l'offesa alla reputazione se aveva fondati motivi di ritenerla necessaria a svelare la violazione (art. 20). Le tutele cadono se è condannato, anche in primo grado, per diffamazione o calunnia (art. 16).
In sintesi
- Il D.Lgs. 24/2023 ha effetto dal 15 luglio 2023; per i privati fino a 249 dipendenti l'obbligo del canale interno decorre dal 17 dicembre 2023 (art. 24).
- Il canale interno deve dare avviso di ricevimento entro 7 giorni e riscontro entro 3 mesi (art. 5).
- Se il segnalante subisce un atto sfavorevole, si presume che sia una ritorsione: l'onere della prova passa al datore (art. 17).
- L'ANAC sanziona le ritorsioni con 10.000-50.000 euro (art. 21, comma 1, lett. a).
- La non punibilità dell'art. 20 copre la rivelazione di segreti e l'offesa alla reputazione, non le condotte non collegate alla segnalazione.
- La condanna per diffamazione o calunnia fa perdere le tutele e comporta una sanzione disciplinare; l'ANAC può applicare 500-2.500 euro (art. 21, comma 1, lett. c).
Chi segnala illeciti sul lavoro è protetto dal licenziamento?
Sì. L'art. 17 del D.Lgs. 24/2023 vieta qualsiasi ritorsione contro chi ha segnalato, denunciato o divulgato pubblicamente una violazione, e il comma 4 ne elenca esempi tipici: licenziamento, sospensione, demansionamento, mancata promozione, trasferimento, note di merito negative, discriminazioni, danni reputazionali. L'art. 19, comma 3, stabilisce che gli atti adottati in violazione del divieto sono nulli; chi è stato licenziato a causa della segnalazione ha diritto alla reintegrazione.
La leva più forte è processuale. Nei procedimenti che riguardano comportamenti sfavorevoli verso il segnalante si presume che siano stati posti in essere a causa della segnalazione; se il segnalante chiede il risarcimento, si presume, salvo prova contraria, che il danno ne sia conseguenza (art. 17, commi 2 e 3). Spetta al datore dimostrare che la misura aveva ragioni estranee.
La protezione richiede due condizioni (art. 16, comma 1): al momento della segnalazione il segnalante aveva fondato motivo di ritenere vere le informazioni e riconducibili all'ambito del decreto; la segnalazione è stata fatta nei modi previsti dal capo II. I motivi personali che hanno spinto a segnalare sono irrilevanti (comma 2).
Il whistleblower può essere denunciato per diffamazione o rivelazione di segreti?
Può essere denunciato, ma l'art. 20 esclude la punibilità in presenza di precise condizioni. La clausola copre la rivelazione o diffusione di informazioni coperte da obbligo di segreto (tranne quelli indicati dall'art. 1, comma 3), relative al diritto d'autore o alla protezione dei dati personali, oppure lesive della reputazione della persona coinvolta. Esclude anche ogni responsabilità civile o amministrativa (comma 2).
La norma — art. 20, comma 1, D.Lgs. 24/2023 (testo letto sulla Gazzetta Ufficiale)
«Non è punibile l'ente o la persona di cui all'articolo 3 che riveli o diffonda informazioni sulle violazioni coperte dall'obbligo di segreto, diverso da quello di cui all'articolo 1, comma 3, o relative alla tutela del diritto d'autore o alla protezione dei dati personali ovvero riveli o diffonda informazioni sulle violazioni che offendono la reputazione della persona coinvolta o denunciata, quando, al momento della rivelazione o diffusione, vi fossero fondati motivi per ritenere che la rivelazione o diffusione delle stesse informazioni fosse necessaria per svelare la violazione e la segnalazione, la divulgazione pubblica o la denuncia all'autorità giudiziaria o contabile è stata effettuata ai sensi dell'articolo 16.»
Due limiti vanno tenuti presenti. Il comma 4 non copre comportamenti, atti od omissioni non collegati alla segnalazione o non strettamente necessari a rivelare la violazione: chi allega alla segnalazione documenti riservati irrilevanti rischia comunque. E la tutela presuppone le condizioni dell'art. 16: senza fondato motivo di ritenere vere le informazioni, la diffamazione (art. 595 c.p., fino a 1 anno o fino a 2 anni se si attribuisce un fatto determinato) e la rivelazione di segreto professionale (art. 622 c.p.) tornano applicabili. Per il dipendente pubblico il rischio tipico è la rivelazione di segreti d'ufficio dell'art. 326 c.p.
| Reato | Pena | Copertura del D.Lgs. 24/2023 |
|---|---|---|
| Diffamazione (art. 595 c.p.) | Fino a 1 anno o multa fino a 1.032 euro; fino a 2 anni con fatto determinato; da 6 mesi a 3 anni con mezzo di pubblicità | Non punibile se ricorrono le condizioni degli artt. 16 e 20 |
| Rivelazione di segreto professionale (art. 622 c.p.) | Fino a 1 anno o multa da 30 a 516 euro, a querela | Non punibile alle stesse condizioni, salvo i segreti dell'art. 1, comma 3 |
| Violazione di corrispondenza (art. 616 c.p.) | Fino a 1 anno o multa da 30 a 516 euro; fino a 3 anni se rivela il contenuto con nocumento | L'acquisizione non è coperta se costituisce reato (art. 20, comma 3) |
| Accesso abusivo (art. 615-ter c.p.) | Fino a 3 anni; da 2 a 10 anni nelle ipotesi aggravate | Non coperto se costituisce reato (art. 20, comma 3) |
| Calunnia (art. 368 c.p.) | Da 2 a 6 anni | Nessuna copertura: fa perdere le tutele (art. 16, comma 3) |
Come si fa una segnalazione in modo anonimo?
Il decreto è costruito sulla riservatezza più che sull'anonimato. I canali interni devono garantire la riservatezza dell'identità del segnalante e della persona coinvolta (art. 4, comma 1), e l'identità del segnalante non può essere rivelata senza il suo consenso espresso a persone diverse da quelle autorizzate a gestire la segnalazione (art. 12, comma 2). Lo stesso vale per il canale esterno attivato dall'ANAC (art. 7).
La segnalazione anonima non è esclusa: l'art. 16, comma 4, estende le tutele al segnalante anonimo che sia stato successivamente identificato e abbia subito ritorsioni. Se e come un canale accetti segnalazioni anonime dipende dalla procedura dell'ente. Una segnalazione anonima, però, rende difficile l'interlocuzione e il riscontro previsti dall'art. 5; in sede penale il valore di un esposto anonimo è limitato, come spiega la pagina sulla denuncia anonima.
Che differenza c'è tra segnalazione interna, esterna all'ANAC e divulgazione pubblica?
Il decreto disegna una scala. La segnalazione interna passa dal canale dell'ente, gestito da una persona o da un ufficio autonomo con personale formato (art. 4, comma 2). La segnalazione esterna all'ANAC è ammessa solo alle condizioni dell'art. 6. La divulgazione pubblica, cioè stampa o social, è protetta solo nei casi dell'art. 15.
| Canale | Quando è ammesso | Termini |
|---|---|---|
| Interno (artt. 4-5) | Sempre, se l'ente ha l'obbligo di attivarlo | Avviso di ricevimento entro 7 giorni; riscontro entro 3 mesi |
| Esterno all'ANAC (artt. 6-7) | Canale interno non obbligatorio o non attivo; segnalazione interna già fatta senza seguito; fondati motivi di ritenere che non avrebbe seguito o esporrebbe a ritorsioni; pericolo imminente o palese per il pubblico interesse | Previsti dall'art. 8 |
| Divulgazione pubblica (art. 15) | Nessun riscontro nei termini dopo segnalazione interna ed esterna o esterna; pericolo imminente o palese per il pubblico interesse; rischio di ritorsioni o di inefficacia della segnalazione esterna | Nessun termine: conta l'esistenza delle condizioni |
Nelle società con modello organizzativo 231 i canali interni, il divieto di ritorsione e il sistema disciplinare devono essere previsti dal modello stesso (art. 6, comma 2-bis, D.Lgs. 231/2001). Sul ruolo dell'organismo di vigilanza nella gestione dei flussi si veda la pagina sull'OdV 231.
Il whistleblowing tutela anche chi lavora nel settore privato?
Sì. L'art. 3 si applica al settore pubblico e ai soggetti del settore privato individuati dall'art. 2: enti che nell'ultimo anno hanno impiegato in media almeno 50 lavoratori subordinati, enti che operano in determinati settori regolati dal diritto dell'Unione e enti che adottano modelli 231. In questi ultimi, se sotto la soglia dei 50 dipendenti, la tutela riguarda le segnalazioni interne sulle violazioni rilevanti ai fini 231.
Sono protetti non solo i lavoratori subordinati, ma anche autonomi, liberi professionisti e consulenti, volontari, tirocinanti, azionisti e persone con funzioni di amministrazione o controllo, anche prima dell'assunzione o dopo la fine del rapporto (art. 3, commi 3 e 4). Il quadro dei reati d'impresa che più spesso emergono dalle segnalazioni è nella pagina sui reati d'impresa e societari.
Cosa fare se si subiscono ritorsioni dopo la segnalazione?
Le ritorsioni si comunicano all'ANAC (art. 19, comma 1), che può applicare al responsabile una sanzione amministrativa da 10.000 a 50.000 euro (art. 21, comma 1, lett. a). Sul piano giudiziario, l'atto ritorsivo è nullo e l'inversione dell'onere della prova dell'art. 17 alleggerisce la posizione del lavoratore nella causa di impugnazione. Conviene documentare la cronologia: data della segnalazione, avviso di ricevimento, atto sfavorevole successivo.
Tempi
- Segnalazione interna: avviso di ricevimento entro 7 giorni.
- Riscontro dell'ente entro 3 mesi dall'avviso.
- Senza riscontro o con fondato timore di ritorsioni: segnalazione esterna all'ANAC.
- In caso di ritorsione: comunicazione all'ANAC e impugnazione dell'atto davanti al giudice.
Chi fa una segnalazione falsa perde le tutele?
Sì, se la falsità è accertata in sede penale o civile. L'art. 16, comma 3, prevede che, quando è accertata anche con sentenza di primo grado la responsabilità penale del segnalante per diffamazione o calunnia, o la sua responsabilità civile per lo stesso titolo per dolo o colpa grave, le tutele non si applicano e gli è irrogata una sanzione disciplinare. L'ANAC può inoltre applicargli una sanzione da 500 a 2.500 euro (art. 21, comma 1, lett. c).
Chi accusa un collega di un reato sapendolo innocente, con una denuncia all'autorità giudiziaria, risponde di calunnia: reclusione da 2 a 6 anni (art. 368 c.p.). La segnalazione in buona fede che si rivela infondata, invece, resta protetta: conta il fondato motivo al momento della segnalazione.
Quali prove conviene raccogliere prima di segnalare?
Solo quelle a cui si ha accesso legittimo. L'art. 20, comma 3, esclude la responsabilità per l'acquisizione delle informazioni o per l'accesso ad esse "salvo che il fatto costituisca reato": entrare nella casella email di un collega o in un'area del gestionale non autorizzata resta accesso abusivo o violazione di corrispondenza. Utili, invece, documenti ricevuti per ragioni di servizio, note datate dei fatti osservati, nomi di chi era presente. Le verifiche successive spettano all'ente, spesso con un'indagine interna aziendale.
Esempio (caso ricostruito a fini illustrativi)
Un'impiegata amministrativa di un'azienda con 120 dipendenti nota fatture ricorrenti per consulenze mai svolte e segnala al canale interno, allegando le fatture che gestisce per mansione. Due mesi dopo viene trasferita in un'altra sede. L'amministratore la querela per diffamazione. La difesa invoca gli artt. 16 e 20: la segnalazione era fatta nel canale previsto, con fondati motivi, e i documenti erano stati acquisiti legittimamente. Nella causa di lavoro il trasferimento si presume ritorsivo e spetta all'azienda provare ragioni organizzative estranee.
Errori da evitare
- Pubblicare sui social prima di usare i canali: la divulgazione è protetta solo nei casi dell'art. 15.
- Scaricare email o file di colleghi per "provare" la violazione: l'acquisizione che costituisce reato non è coperta (art. 20, comma 3).
- Allegare documenti riservati non necessari: la non punibilità copre solo ciò che è strettamente necessario (art. 20, comma 4).
- Presentare come certi fatti solo sospettati: senza fondato motivo le tutele dell'art. 16 non operano.
- Non conservare la prova della data di segnalazione: è il presupposto della presunzione di ritorsione.
Domande frequenti
Chi segnala illeciti sul lavoro con il whistleblowing è protetto dal licenziamento?
Sì. Il D.Lgs. 24/2023 vieta ogni ritorsione, licenziamento compreso (art. 17), e dichiara nulli gli atti ritorsivi, con diritto alla reintegrazione (art. 19, comma 3). Se dopo la segnalazione arriva un provvedimento sfavorevole, si presume che sia una ritorsione e spetta al datore di lavoro provare ragioni diverse.
Il whistleblower può essere denunciato per diffamazione o rivelazione di segreti?
Può essere denunciato, ma l'art. 20 del D.Lgs. 24/2023 lo rende non punibile se aveva fondati motivi di ritenere la rivelazione necessaria a svelare la violazione e ha segnalato secondo l'art. 16. La copertura non vale per condotte non collegate alla segnalazione né per i segreti esclusi dall'art. 1, comma 3.
Come si fa una segnalazione di whistleblowing in modo anonimo?
Il D.Lgs. 24/2023 punta sulla riservatezza: l'identità del segnalante non può essere rivelata senza il suo consenso (art. 12). La segnalazione anonima è possibile secondo le procedure dell'ente, e l'art. 16, comma 4, estende le tutele all'anonimo poi identificato che subisce ritorsioni. L'anonimato rende però difficile il riscontro previsto.
Cosa fare se si subiscono ritorsioni dopo una segnalazione di whistleblowing?
Comunicare la ritorsione all'ANAC (art. 19 D.Lgs. 24/2023), che può sanzionare il responsabile da 10.000 a 50.000 euro, e impugnare l'atto davanti al giudice: gli atti ritorsivi sono nulli. Nel processo si presume che il provvedimento sfavorevole dipenda dalla segnalazione (art. 17). Conviene documentare date e comunicazioni.
Che differenza c'è tra segnalazione interna, segnalazione esterna all'ANAC e divulgazione pubblica?
La segnalazione interna passa dal canale dell'ente, con avviso entro sette giorni e riscontro entro tre mesi (art. 5 D.Lgs. 24/2023). Quella esterna all'ANAC è ammessa solo alle condizioni dell'art. 6, per esempio se il canale interno manca o non ha dato seguito. La divulgazione pubblica è protetta solo nei casi dell'art. 15.
Il whistleblowing tutela anche chi lavora nel settore privato?
Sì. Il D.Lgs. 24/2023 si applica agli enti privati con una media di almeno 50 lavoratori subordinati, a quelli di alcuni settori regolati dall'Unione e a quelli con modello 231. Sono tutelati dipendenti, collaboratori, consulenti, tirocinanti, azionisti e amministratori, anche prima dell'assunzione o dopo la fine del rapporto (art. 3).
Chi fa una segnalazione falsa perde le tutele del whistleblowing?
Sì, se è condannato anche in primo grado per diffamazione o calunnia, o riconosciuto civilmente responsabile per dolo o colpa grave: perde le tutele e riceve una sanzione disciplinare (art. 16, comma 3, D.Lgs. 24/2023). L'ANAC può applicare da 500 a 2.500 euro. La segnalazione in buona fede poi rivelatasi infondata resta protetta.
Quali prove conviene raccogliere prima di fare una segnalazione di whistleblowing?
Solo quelle a cui si ha accesso legittimo: documenti ricevuti per mansione, appunti datati, nomi dei presenti. L'art. 20, comma 3, D.Lgs. 24/2023 esclude la responsabilità per l'acquisizione delle informazioni salvo che il fatto costituisca reato: accedere alla posta di colleghi o a sistemi non autorizzati resta punibile.
Fonti
- D.Lgs. 10 marzo 2023, n. 24 - Gazzetta Ufficiale n. 63 del 15.3.2023 (scheda dell'atto)
- Gazzetta Ufficiale n. 63 del 15.3.2023, testo del D.Lgs. 24/2023 (PDF)
- D.Lgs. 231/2001, art. 6, comma 2-bis (Brocardi)
- Codice penale, art. 595 - Diffamazione (Brocardi)
- Codice penale, art. 368 - Calunnia (Brocardi)
- Codice penale, art. 622 - Rivelazione di segreto professionale (Brocardi)
- Codice penale, art. 616 - Violazione di corrispondenza (Brocardi)
- Codice penale, art. 615-ter (Brocardi)
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